Una marcia, dopo quelle di Barcellona e Milano​, per ribadire il no alla strumentalizzazione di poveri e migranti. Un gesto collettivo che argina la deriva a destra sempre più dilagante, nell’Italia spaccata in due tra il cuore di chi accoglie e la pancia di chi vede solo minaccia e paura. In mezzo, la terza Italia, quella di Mafia Capitale che ha “istituzionalizzato” la speculazione. Anni difficili, anni a venire che non saranno brevi. L’Italia è il casello autostradale della rotta del mare di chi fugge (la maggioranza) e di chi si mischia alla miseria per spacciare la propria mafia (la minoranza).

Donald Trump, uomo di muri e di palazzi, è già icona di una cultura globale alla strafottenza e fa proseliti in piccoli trumpini sparsi alla Salvini grassi di parole che soffiano sulla benzina dell’ignoranza. Intanto, senza andare di là dal mondo, i manifesti sotto casa affissi da Casapound propongono calcoli al risparmio sui 35 euro ai profughi a favore di ogni nuovo italiano nato. Compitini da scuola elementare del ventennio di allora, neofascismo di oggi che imbratta i muri, con la complicità silente delle istituzioni e associazioni che hanno esaurito l’indignazione sul palco del 25 aprile passato.

 Mentre Taormina ospita i grandi del mondo, i piccoli della terra sono in marcia, oggi a Bologna, per dare un segnale e soprattutto un esempio ai figli, che nei banchi di scuola hanno amici da ogni parte del mondo e bisogno di rimanere tali anche da adulti. Vuoi mai che ci insegnino, anche stavolta, che il razzismo è una invenzione dei grandi.