Il muslim ban, il divieto di viaggio voluto dall’amministrazione Trump per le persone provenienti da sei Paesi a maggioranza musulmana, continua a essere bocciato dalle Corti d’Appello americane, l’ultima quella di Richmond, in Virginia. Eppure la rigida politica della Casa Bianca potrebbe avere altri effetti collaterali, perché negli Stati Uniti si registra un brusco calo del numero dei visti non-immigrant rilasciati ai Paesi arabi e musulmani. Secondo i dati pubblicati da Politico, infatti, rispetto ad aprile 2016 sono diminuiti del 20% per i paesi a maggioranza islamica, del 30% per i soli paesi arabi e addirittura del 55% per i sei paesi indicati nel muslim ban, ovvero Siria, Iran, Libia, Yemen, Somalia, Sudan. I dati di marzo mostravano già una flessione, ma non così forte.

Per l’esattezza, ad aprile sono stati rilasciati circa 69mila visti a persone provenienti da Paesi musulmani, contro gli 85.790 nello stesso periodo nel 2016. Un portavoce dell’ufficio affari consolari del dipartimento di stato, William Cocks, ha sottolineato che la richiesta dei visti è ciclica e non uniforme durante l’anno, condizionata da vari fattori locali e internazionali. Ma tre esperti di immigrazione consultati da Politico, pur concordando sulle fluttuazioni stagionali dei visti, hanno evidenziato di non aver mai osservato in precedenza una variazione così significativa nei mesi di marzo-aprile.

Stephen Pattison, un avvocato del settore che ha lavorato a lungo come dirigente consolare al dipartimento di Stato, pensa che le politiche di Trump abbiano un “effetto dissuasivo” sui viaggi in Usa dai Paesi musulmani. “Alcuni potrebbero aver annullato viaggi – ha spiegato – e altri potrebbero aver viaggiato l’anno scorso senza ripetere l’esperienza quest’anno. Ma penso che sarebbe davvero ingenuo credere che quanto sta accadendo a Washington non abbia un impatto sulle decisioni consolari“.

Politico evidenzia che non sono solo i visti per i viaggiatori di paesi musulmani a essere diminuiti, perché per quelli rilasciati a persone provenienti dal resto del mondo si è registrato un calo del 15 per cento, dato che potrebbe essere letto come “un possibile segnale che l’amministrazione Trump sta scoraggiando i viaggi in Usa a livello globale”. Il dipartimento di Stato non ha reso pubblico il numero di richieste per visto inviate, né tantomeno quante di queste siano state rifiutate. Quindi, anche se il calo “coincide con l’inasprimento dei controlli sull’immigrazione da parte di Trump in nome della sicurezza nazionale”, non è chiaro “quanto questo calo sia imputabile al minor desiderio delle persone di viaggiare negli Usa, e quanto dipenda invece dal Governo che rifiuta l’ingresso alle persone”.