In regione Campania i dati ufficiali dei registri tumori pediatrici, finalmente prodotti dopo decenni di (ben retribuito) silenzio, attestano che l’incidenza dei tumori pediatrici nella fascia di età compresa tra 0-14 anni è di 163,9 casi per milione di abitanti (anno 2012). Nel mondo intero, Paesi del terzo mondo inclusi quindi, questo dato oggi si attesta sui 140 (anno 2010). E’ il meno tre per cento rispetto al dato nazionale, che è però il peggiore d’Europa e pare tra i peggiori del mondo.

Raffrontare la Campania alla pessima Italia in cui alcuni registri tumori pediatrici certificano oltre 200 casi fra 0-14 anni per milione di abitanti (Umbria, Modena, Parma e Romagna) può rendere molto contento solo il nostro governatore, non certamente tutti i cittadini campani né i tecnici indipendenti come noi medici per l’Ambiente. Infatti, in base a dati ufficiali dei genetisti presentati ormai ben oltre 5 anni fa e che coprono un arco temporale di venti anni e non i soli ultimi cinque come i dati presentati ieri, appare chiaro che il differenziale tra la non industriale Campania e il resto della primatista mondiale Italia per tumori infantili si è ridotto da circa – 22% nel 1993 al solo – 8% (Jolascon 2012) e – 3% certificato ieri.

Questo dimostra che in regione Campania la comparsa di casi di tumori in età pediatrica, e quindi non dipendenti da cattivi stili di vita individuali ma da cattivi stili di vita collettivi, è cresciuta ad un ritmo molto maggiore rispetto alla primatista europea e mondiale di tumori infantili che è l’Italia.

Vent’anni fa (1993) non compariva nessun picco di cancro alla tiroide, nonostante Chernobyl del 1986 e pur avendo il Vesuvio e i Campi flegrei fattori “confondenti” nella nostra regione, non solo oggi. Oltre venti anni fa si cominciava ad esagerare nella produzione e nello smaltimento in nero dei rifiuti speciali ospedalieri radioattivi (vedi le riscontrate confessioni di Carmine Schiavone). Da allora continuiamo a non avere una corretta e tracciata gestione dei rifiuti speciali, industriali e tossici (cioè l’81% del totale, specialmente in Terra dei Fuochi) dove ancora registriamo un tragico zero assoluto (dati Ispra) di impianti regionali per lo smaltimento dei rifiuti ospedalieri (anche radioattivi) e tossici come l’amianto. Rifiuti che in vent’anni si è quintuplicata.

In sintesi quindi possiamo dire, alla luce dei dati appena presentati, che la Campania è ancora la regina italiana delle attività industriali in nero, che comporta danno alla salute pubblica specialmente nella cosiddetta Terra dei Fuochi, espressione locale di una situazione ambientale degradata. Terra dei Fuochi continua ad essere la spia rossa lampeggiante di un problema ambientale gravissimo che sta danneggiando la salute pubblica, specialmente quella dei bambini. Terra dei Fuochi è e resta, col dispiacere di chi si preoccupa solo di tutelare i pomodori (oggi i più venduti, i più sicuri ed i più buoni d’Italia, perché tracciati grazie a noi), il marchio d’onore di un movimento civile di ribellione, di un intero popolo che si è svegliato e non accetta più di ricevere dati filtrati dalla politica, non discussi in trasparenza e non utili a indirizzare correttamente la politica.

La Campania non ha vinto (ancora) lo scudetto dei tumori pediatrici in Italia, ma ha già vinto la Champions League. Non mi pare quindi che ci sia proprio niente di smontato o da smontare con i dati presentati ieri, ma solo da lavorare seriamente per rimettere a posto una situazione certificata, ormai da tempo e da più fonti, grave.