Un sogno bianco, quello di Laura. Perché la “signora del cashmere” amava vestire con abiti chiari, amava quel “bianco Biagiotti” che lei stessa definiva “luce mediterranea”. Laura Biagiotti è morta nella sua Roma a 73 anni, dopo un arresto cardiaco.  Nel 2015 al Corriere della Sera aveva detto di vedere la moda come “un circo a tre piste: al centro tigri, leoni e domatori, a sinistra i giocolieri, sul lato opposto i trapezisti”. Una descrizione quasi hopperiana, fatta da una che la moda la conosceva bene.

La storia della maison Biagiotti inizia con la madre di Laura, Delia, e con una sartoria aperta nel 1965 sulla via Salaria. Laura studia archeologia ma decide di affiancare la mamma in quella che diventerà ben presto la grande avventura della maison Biagiotti. Prima sfilata a Firenze, 1972. Qualche anno dopo, un’intuizione che si rivelerà cruciale: insieme Krizia, Gianfranco Ferrè e Ottavio Missioni, decide di spostare le sfilate dal capoluogo fiorentino a quello lombardo. Una scelta azzeccata, che porterà Milano a diventare capitale della moda. Del mondo, mica solo d’Italia.  Nel 1980, la stilista sceglie di trasferirsi in un castello nella campagna romana che diventa non solo la sua amatissima dimora ma anche il suo quartier generale.

Laura stilista. Laura imprenditrice. Laura mamma. Di Lavinia, che oggi lavora nell’azienda di famiglia, terza di una staffetta rosa che corre da oltre 50 anni nel “circo a tre piste” che è il mondo della moda. “Innamorata dell’arte e dello spettacolo artistico testimoniato dal gusto delle sue sfilate. Che sfilate non sono, ma qualcosa di più: sono balletti classici o rappresentazioni teatrali che si mescolano alla scenica presentazione dei capi, di collezioni in cui il gusto per la maglieria e per il colore bianco rimangono saldi ad identificare una eleganza gratificante”: così Hélène Blignaut descrive Laura Biagiotti in “Anatomia della moda: il corpo, i luoghi, l’arte e il cinema“.

E l’arte, come la moda, Laura l’amava davvero, tanto da farne la fonte di ispirazione di ogni collezione. Tanto da donare alla sua città alcune opere di Giacomo Balla e da intraprendere opere di restauro importanti, come quella del Teatro della Fenice. Prima stilista a sfilare in Cina nel 1988, il suo rapporto con l’Oriente era quasi sentimentale: “Sintonia e affinità mi legano al Celeste Impero e alla più grande comunità di donne del pianeta a cui, pioneristicamente, ho rivelato l’incanto del Made in Italy”. Un incanto che Laura ha rivelato a tutti.