Andavo in seconda media quando in tv trasmisero I Segreti di Twin Peaks per la prima volta. E nessuno della mia generazione aveva mai visto nulla di simile. Allora ero poco più che un bambino, e il mio orizzonte degli eventi, in termini di paura, era sospeso tra Dylan Dog e la serie animata Bem, il Mostro Umano. Per i tempi non era poco. Ma quelli erano cartoni e fumetti, non c’erano attori veri e, per quanto potessero essere spaventosi, potevi sempre contare su una specie di lieto fine. Certo, ci dovevi arrivare. Ora, io e i miei compagni di classe eravamo ovviamente attratti da tutto ciò che veniva percepito come pauroso e, se non volevi finire escluso dal gruppo con ignominia, eri costretto a stare sul pezzo.

Qualcuno sosteneva di avere perfino sbirciato il Diario di Laura Palmer, allegato a un settimanale, e di avervi scorto dei particolari che oggi definirei pruriginosi. Fu probabilmente la mia prima adesione a un fenomeno di massa, e ricordo bene quanto mi piacesse sentirmi coinvolto in qualcosa di cui tutti parlavano. La scena dei Visitors in cui Diana mangia il topo in confronto era un cordiale. Poi arrivò quella puntata, e il mio sistema operativo collassò sotto l’impulso di una paura più grande di me. Non ero pronto, nulla di ciò che avevo visto o vissuto aveva potuto prepararmi al momento della rivelazione, quando finalmente si chiarì chi fosse stato veramente a uccidere Laura Palmer.

Quale sapienza registica al servizio di una tale disumana violenza. Il giorno dopo, in classe, sui nostri volti si leggevano lo sgomento e il terrore, ma finché fossimo stati tutti uniti, l’uno sotto lo sguardo dell’altro, nessuno sarebbe stato in pericolo. Era la più importante lezione degli anni Ottanta. Approfittammo dell’occasione per sfruttare al massimo il potere catartico del branco, sfogandoci e raccontando ognuno il proprio caso di spavento di fronte alla manifestazione di Bob.

Ridendone, consapevoli che presto ci saremmo separati, tornando a essere vulnerabili, succubi delle nostre paure. Era da poco nata mia sorella, e ogni pomeriggio nostra madre si appartava in cameretta per farla dormire. Era giorno, ero in casa e in compagnia. Ma non potevo restare in una stanza da solo. Bob sarebbe potuto spuntare da dietro un divano, o da sotto di esso. Sarebbe potuto uscire da uno specchio o perfino manifestarsi nei panni di mia madre. Ci ho messo un po’ di tempo a riprendermi, e non ho potuto fare a meno di continuare a seguire la serie perché avevo bisogno di chiudere il cerchio, di sapere in che modo il bene avrebbe infine trionfato sul male. E poco importava se per un fanciullo spaurito e inesperto come me il processo di immedesimazione nell’agente Cooper fosse tanto improbabile. Avevo bisogno di credere in lui, perché Cooper a Bob lo aveva scoperto e incastrato, messo in fuga malgrado la sua natura sovrannaturale. Poi arrivò la fine, e non fu lieta per niente.

Come sta Annie? Ecco, oggi vorrei saperlo anche io. Sono passati 25 anni da quell’ultima puntata e, dopo averglielo chiesto fino allo sfinimento, David Lynch ha deciso di riaprire quel libro. Nelle prime puntate di questa nuova serie il regista americano sembra quasi volerci rinfacciare di avere voluto la bicicletta. E di essere ancora meno interessato al nostro punto di vista. Sono un uomo adesso, e un padre. Sono io a dover dire a mio figlio di non avere paura. Ho studiato il cinema di Lynch all’università, e ho avuto a che fare con storie, tra film, libri e videogiochi ben più paurose, almeno sulla carta. Conosco le regole della sceneggiatura, i sottili meccanismi psicologici che si nascondono dietro lo studio di un personaggio, e di come gli autori cerchino di far breccia nelle nostre difese razionali, cercando di rafforzare il processo di sospensione dell’incredulità. Eppure ho paura.

Ed ecco i miei personaggi, invecchiati, ancora più verosimili, ritornare dal passato per finire quello che avevano cominciato tanto tempo fa. Ed ecco anche Cooper, esattamente dove lo avevo lasciato. Proprio lì dov’ero rimasto anche io: nella Loggia nera. Ma, ora che finalmente il sogno è diventato realtà e la nuova serie è uscita dall’inconscio di Frost e Lynch, per darci tutte le risposte che abbiamo atteso per un quarto di secolo, mi sento pronto a chiudere i conti una volta per tutte.

Coraggio, amico mio. Lo so che “sta per succedere ancora”, ma sono di nuovo con te. E alla fine di tutto festeggeremo con torta e caffè. Offro io.