Giovani, immigrazione e terremoto. La prima uscita pubblica del cardinale Gualtiero Bassetti da nuovo presidente Cei riparte dai temi d’attualità. “Spesso il nostro grido su problemi della società è stato inascoltato, ma noi continueremo – dice l’arcivescovo di Perugia riprendendo le parole del predecessore Angelo Bagnasco – Non possiamo restare inerti davanti ai problemi dei giovani. Questa è una società che emargina e produce scarti. Lo dice Papa Francesco e ci fa riflettere: non si parla neanche più di ultimi, ma di scarti. Dobbiamo stare attenti a capire cosa produce questi ingranaggi”. Il cardinale scelto dal Papa come capo dei vescovi conferma subito la sua attenzione al sociale: “Guardiamo ai giovani con il cuore di pastori e la prima preoccupazione è che nessuno gli rubi la speranza, perché ci sono tanti lupi” sottolinea. “In alcune regioni c’è il 50% di disoccupazione. Quando tutti sbattono porte in faccia a un ragazzo, quel ragazzo diventa apatico la mancanza di lavoro ai nostri ragazzi toglie la dignità”.

Integrazione sociale che, inoltre, chiama in causa la questione dell’immigrazione, “un problema enorme, epocale” – a detta di Bassetti –  “che non durerà poco tempo. Chi è profugo va accolto. C’è bisogno di un impegno grande. Sono necessarie regole per l’accoglienza. Il Mediterraneo continua a essere la tomba di tanti fratelli e siamo impotenti se dobbiamo, come Italia, affrontarlo da soli”. Il porporato ha ricordato, inoltre, una iniziativa che va nella direzione dell’accoglienza ed è promossa dalla Cei Liberi di partire, liberi di restare: “E’ una bella iniziativa. Le persone non devono essere costrette a partire”.

Il cardinale ha quindi risposto alle domande dei giornalisti, dalla politica alla famiglia, dalla pedofilia al biotestamento. Ma si è anche lasciato ad una confidenza sulla sua elezione: “Ero partito confidando sulla mia giovane età…”, ma “dopo l’incontro con il Papa e l’affetto che è arrivato da lui e dai confratelli mi sono incoraggiato”, confermando in tal modo l’immagine di una Chiesa in linea da quella voluta da Papa Francesco, impegnata in una “conversione pastorale”. “Una Chiesa che accoglie tutti e non fa distinzioni, è in grado di andare nelle periferie ed essere ospedale da campo”.

Passando alla politica, a chi chiede se per la Cei non sia arrivato il momento di aprire un confronto con il Movimento 5 Stelle, risponde: “La Chiesa dialoga con tutti ma il suo riferimento è la politica con la ‘p’ maiuscola, quella che guarda al bene di tutti”.

Glissa, invece, sul prossimo Family Day (“sono temi che affronteremo”, si limita a commentare) ma esalta l’Amoris Laetitia di Papa Francesco: “è un capolavoro, una sintesi della dottrina della Chiesa sul matrimonio e la famiglia. Un passaggio va capito: non dobbiamo fare una questione assoluta per cui ogni situazione irregolare è peccato mortale. Anche per il Catechismo della Chiesa cattolica, prima che si arrivi al peccato mortale devono determinarsi sette o otto condizioni”. “Cosa chiede il Papa? – osserva – Il Papa parla di discernere, verificare quale è la reale situazione della coppia, iniziare un cammino, anche penitenziale, vedere come stanno queste cose. Chi va a fare osservazioni sbaglia: non è un documento opinabile. Il Papa dice: leggete e capite, il mio è magistero, come con Paolo VI e gli altri Pontefici”.

Deciso, invece, il commento relativo al biotestamento: “La legislazione dovrebbe tenere molto più in conto il parere dei medici”. Ma il vescovo-pastore aggiunge: “Occorrerebbe però da parte di tutti prestare più assistenza, vicinanza, affetto ai malati terminali”. Così come quello sulla pedofilia,  tema spinoso nella Chiesa. “La situazione è preoccupante ma la Cei, non parte da zero. I bambini non si toccano!”.

Infine, trova spazio anche un appello all’impegno civile, quello auspicato dal cardinale, che deve essere alla base delle ricostruzioni a seguito del terremoto, per le quali occorre “accelerare il più possibile gli interventi non tanto per la ricostruzione, che sono complessi, ma per garantire un’abitazione alle persone”. Per il vescovo di Perugia occorrono non solo le case prefabbricate ma anche “ambienti pluriuso dove riportare quei segni di religiosità che sono stati tolti dalle macerie e che ora sono conservati altrove. Ora che arriva l’estate quelle sono terre di feste religiose, di processioni. Occorre favorire questo, altrimenti si perde l’identità di un popolo“.