A Verona l’erede di Flavio Tosi, cioè la sua compagna e senatrice Patrizia Bisinella, può sperare nel ballottaggio. A Parma Federico Pizzarotti se la giocherà con il candidato del centrosinistra. A Genova il post-Doria è tra centrosinistra e centrodestra. A Palermo Leoluca Orlando è sul crinale tra la vittoria al primo turno e un ballottaggio con un transfuga del Pd alfiere del centrodestra. A venti giorni dalle elezioni amministrative l’istituto Emg ha misurato per il TgLa7 i possibili risultati nelle principali città al voto. In tutto saranno 25 i capoluoghi in cui si andrà alle urne per scegliere il sindaco. Non ci sono cifre esatte, ma le indicazioni sono sufficienti per capire cosa accadrà l’11 giugno. Anzi, il fatto che l’11 giugno non accadrà niente di definitivo e che si andrà sicuramente ai ballottaggi nei 4 Comuni principali. Quello che salta agli occhi è che nei sondaggi per queste quattro città non compare mai il Movimento Cinque Stelle anche perché in tre casi su 4 ci sono stati non pochi problemi: a Genova il caos Pirondini-Cassimatis, a Palermo non c’è nemmeno da parlarne (l’inchiesta firme false), a Parma tutto il bacino elettorale è assorbito dal sindaco Pizzarotti.

A Parma, come già illustrava un altro sondaggio, il sindaco uscente Federico Pizzarotti, uscito dai Cinquestelle dopo un braccio di ferro durato mesi con Beppe Grillo e i vertici del Movimento, è largamente in testa, ma non abbastanza per essere rieletto al primo turno. Al secondo incontrerà Paolo Scarpa, il candidato del Pd e del resto del centrosinistra. Rimanendo nella città emiliana, peraltro, Demos&Pi (l’istituto di Ilvo Diamanti) dà a Pizzarotti il 42 per cento e a Scarpa il 27. Dietro a loro Laura Cavandoli (centrodestra) col 16 e Daniele Ghirarduzzi del M5s al 4,5. Demos ha misurato anche i rapporti di forza al ballottaggio: Pizzarotti vincerebbe contro Scarpa con il 58 per cento dei voti e contro la Cavandoli con il 71. D’altra parte il sindaco parmigiano raccoglie in tutto il 66 per cento dei pareri positivi tra coloro che danno una valutazione molto positiva o abbastanza positiva alla giunta ex M5s nel frattempo diventata civica.

A Palermo il dubbio è solo se il sindaco uscente Leoluca Orlando avrà la fascia tricolore per la quarta volta (la prima fu nel 1985). Tra l’altro il suo compito è anche più facile perché in Sicilia (dove le leggi elettorali per le amministrative sono autoregolate) il quorum per evitare il ballottaggio è abbassato al 40 per cento. L’unico che spera che Orlando non la raggiunga è Fabrizio Ferrandelli, ex candidato del Pd alle Comunali 2012 e ora candidato-sindaco per il centrodestra.

E’ sicuro “al cento per cento”, secondo il direttore di Emg Fabrizio Masia, a Verona. In lizza ci sono Orietta Salemi (centrosinistra, ha vinto le primarie), Federico Sboarina (centrodestra, parente alla lontana di un sindaco che ha guidato la città dal 1980 al 1990) e appunto Patrizia Bisinella che è la compagna del sindaco uscente Flavio Tosi, che non si può più candidare per via del limite dei due mandati. In questo senso, insomma, Verona si può definire una città “contendibile”.

Infine Genova, dove il sindaco Marco Doria non si ricandiderà per la difficoltà politica di tenere insieme la “sua” sinistra e il nuovo Pd a targa Renzi. In ogni caso il centrosinistra non sembra risentirne: si passerà dal ballottaggio e qui Gianni Crivello (assessore ai Lavori pubblici di Doria) se la dovrà vedere, secondo Emg, con il candidato del centrodestra fortemente voluto dall’asse Toti-Salvini, l’imprenditore Marco Bucci.

Emg ha analizzato come sempre anche lo stato di salute dei partiti e ne viene fuori che nell’ultima settimana il Pd sembra aver patito i casi Consip e Banca Etruria che hanno coinvolto il segretario Matteo Renzi e la sottosegretaria alla presidenza del Consiglio Maria Elena Boschi. I democratici, dopo un piccolo exploit dopo le primarie, si riadagiano su un 27,7, con un calo dello 0,4. Una quota che sembra passare armi e bagagli direttamente al M5s che torna a toccare la soglia del 30 per cento. Stabile il centrodestra che tutto unito sarebbe anche questa settimana in testa: Forza Italia resta poco oltre il 13, la Lega Nord poco sotto, Fratelli d’Italia al 4,5. Malino gli altri partiti sulla scena politica: Articolo1-Mdp sta in equilibrio sul 3 per cento, Alternativa Popolare di Angelino Alfano non supera il 2,5, Sinistra Italiana a stento scavalca il 2. La situazione per questi partiti si fa ancora più drammatica – detto con le dovute proporzioni – se si pensa che la legge elettorale in discussione prevede una soglia di sbarramento per entrare in Parlamento del 5 per cento.