Il processo finale è finito con un’assoluzione. Ma l’ex sindaco di Bologna Flavio Delbono, sette componenti della sua giunta (Villiam Rossi, Luciano Sita, Nicoletta Mantovani, Maurizio Degli Esposti, Luisa Lazzaroni, Plinio Maria Lenzi e Milena Naldi) e la dirigente comunale Francesca Bruni sono stati condannati dalla Corte dei Conti dell’Emilia-Romagna a risarcire con 1,5 milioni di euro, in parti uguali, la società di trasporto pubblico Tper, ex Atc, per la vicenda del People Mover. Cioè la navetta con monorotaia sopraelevata che collegherà l’aeroporto e la stazione di Bologna. Il legale di Delbono ha già annunciato che farà appello.

Secondo i giudici contabili ammonta appunto a 1,5 milioni il danno erariale provocato dalla decisione del Comune di autorizzare, con una delibera di giunta di fine 2009, la controllata Atc a partecipare alla società di progetto Marconi Express, costituita per la costruzione dell’opera e la gestione del servizio. Il bando in project financing fu vinto da Ccc, il Consorzio cooperative costruzioni, e per l’opera sono da poco iniziati i cantieri. Con la delibera, si legge nella sentenza, si scaricò “tutto il rischio imprenditoriale relativo alla gestione della concessione sulla società pubblica Atc”.

Agli 1,5 milioni vanno aggiunti 5.991 euro di spese legali e la rivalutazione legata all’inflazione. La cifra finale, ha spiegato all’agenzia Dire il legale di Delbono e Rossi Giuseppe Morbidelli, “potrebbe aggirarsi su 1.800.000 euro, quindi ognuno dovrebbe pagare sui 200.000 euro”. Pur condannando i nove imputati, i giudici contabili non hanno accolto la tesi accusatoria dei pm che inizialmente avevano calcolato un danno erariale di 14,9 milioni di euro nei confronti del Comune e di Tper, individuando, però, un danno in concreto imputabile di “soli” 5,9 milioni. Secondo la Corte dei Conti quella quantificazione non era basata sul “necessario presupposto dell’azione contabile, cioè un danno erariale certo”, che è stato invece stabilito nella cifra versata da Atc per il 25% di Marconi Express. Bocciata la tesi della difesa, secondo cui “l’entità del danno dovrebbe essere limitata alla sola quota detenuta dal Comune prima in Atc, pari al 59,65%, e ora in Tper, pari al 30,11%”.