Lo scomodo fuorionda del presentatore Flavio Insinna, mostrato dal tg satirico Striscia la notizia, apre la riflessione sui confini della televisione, ridotta in alcuni casi a buco della serratura.

Riccardo Marra

Ciao Venturi, stavolta ti scrivo non per parlare di palinsesti, share o programmi tv. No. Stavolta parto da una domanda generale: quando inizia e quando finisce la televisione? Non fare le solite battute, non rispondermi che “dipende dai pollici“. Intendo proprio l’atto televisivo, anzi ancora di più: la sfera televisiva. Ieri, Striscia la notizia ha pizzicato Insinna in alcuni fuorionda poco simpatici di Affari Tuoi. Però, la messa in berlina del conduttore non presentava le fattezze oblunghe di un tapiro d’oro, più quelle del ben più piccolo e antipatico animaletto: la cimice. Ecco, in quei video “rubati” si vede il presentatore che sbraita, sfida dialetticamente i suoi autori, precipita in invettive ineleganti contro i concorrenti, ruggisce, si tormenta.

È un uomo nel caos di un momento difficile: è lo scenario di una specie di litigata coniugale. Insinna è tradito dalle classiche “frasi che non avrei voluto dire” (alla moglie, alla fidanzata o al genitore) quando si è incazzati. Certamente, non è un bel video quello che ritrae il Flavio furioso. Ma, decisamente, non è un bel servizio quello proposto da Striscia: privo di ironia, contesto e attualità. Perché dal buco della serratura, diciamolo, diamo tutti il peggio di noi. E allora, caro Venturi, ti ripeto la domanda: quando inizia e quando finisce la televisione? Intendo quella del fuorionda e quella dello sfruttamento del fuorionda.

Davide Venturi

Caro Marra, hai centrato il problema di questo fuorionda: il senso del limite dovrebbe essere il protagonista di quest’analisi. Il primo limite è dove finisce la tv. La tv dei Pacchi (Affari tuoi, ndr) e dei suoi simili finisce quando le telecamere si spengono, quando il dolly si riposa e quando le luci patinate non “smarmellano” più. La tv dei Pacchi è finta, come tutto il nazionalpopolare di questo paese. E finisce quando inizia un’altra messa in scena chiamata pubblicità. Non è un critica, ma un dato oggettivo. La tv dei Pacchi come tale viene venduta e così dev’essere percepita e digerita. I conduttori e presentatori di queste tv sono attori. Non sono le stesse persone davanti e dietro le telecamere.

Per questo, non mi scandalizza il contenuto di questo fuorionda (intendo sul piano della critica tv che analizza i programmi tv, su quello dell’etica ci saranno altre persone e altri spazi che potranno parlarne meglio di noi). Per questo sono perplesso su come ciò possa diventare una notizia. Il secondo senso del limite è lo sfruttamento del fuorionda. Se una volta c’erano i fuorionda umili e comici di Paperissima, ora Ricci propone quelli arroganti a Striscia. Il senso del limite sta nel conflitto d’interesse: l’oggetto dell’indagine è il presentatore di un (ex) programma concorrente. E tu mi chiederai: e il senso del limite dove sta? Sta nell’eleganza, che in questo caso è il contrario dell’arroganza: se qualcuno voleva lanciare un’analisi su questo fuorionda, di certo non doveva essere Striscia.