FIRENZE – “Non so se Dio esiste. Ma se esiste, spero che abbia una buona scusa”. (Woody Allen)

“Dio è ateo”. (Giovanni Papini)

Smontare pezzo per pezzo, riga per riga, parabola dopo insegnamento, non soltanto la religione cristiano-cattolica, ma anche l’istituzione della Famiglia, è l’intento di Heretico. Uno spettacolo di un’ora e 30 minuti, godibilissimo anche se visto a Fabbrica Europa, su poltrone tanto scomode da frantumarsi l’osso sacro. Un lavoro che tende a ridicolizzare credenze millenarie e comportamenti occidentali, con attimi di poesia, barlumi di acidità e stralci di riflessione. La scrittura di Simone Perinelli arriva a valanga, si apre a ventaglio sciorinando situazioni per superarle, dogmi per abbatterli, regole per disattenderle, principi per controvertirli. È un gioco al massacro, uno sradicamento, uno scardinamento, andando a fondo di assiomi dati per scontato. La risata si frammenta nell’illuminazione, il pensiero si sgretola nell’ilarità.”Grazie a Dio, sono ateo”. (Luis Bunuel)

È questa la grande fortuna, abilità e dote della penna del drammaturgo romano, che in queste ultime stagioni ha affondato i denti in Ulisse, Pinocchio e Van Gogh: affinità elettive. Come con un punteruolo e scalpello, come con un piede di porco ad alzare strati di disciplina e ammaestramenti, con il martello affilato che pulsa nelle parole, le scene mettono in luce la stupidità della fede e suggellano la supremazia della scienza.

Claudia Marsicano è ancora una volta positivamente d’impatto quando, prima di farsi Madonna con aureola, non si trattiene da grosse sghignazzate raccontando passi inverosimili della Genesi. “Se Dio non esistesse, bisognerebbe inventarlo”. (Voltaire)

In Heretico, targato Leviedelfool (ottimo l’apporto della danzatrice contemporanea Elisa Capecchi, “snoopyana”) non mancano i preti pedofili né le bestemmie (quattro, grandi, sonore e potenti). Non manca Giordano Bruno, il rapporto con l’autoerotismo, l’omosessualità. La gigantesca domanda di fondo è sempre quella: “Dio ha inventato l’uomo o l’uomo ha inventato Dio?”. E non c’è risposta, può esserci solo dialettica e pensiero. Recentemente Perinelli, con atto ufficiale, si è sbattezzato. Il segreto, l’incomprensibile, il fumoso e il nascosto hanno sempre fascino e avranno sempre nuovi adepti. Li puoi chiamare impauriti, ignoranti o analfabeti: la paura della morte li farà sempre aggrappare a qualcosa di ultraterreno. Pensa alle madonne che piangono, a Paolo Brosio e a Medjugorje. “Dio non esiste. Però noi siamo il suo popolo eletto”. (Woody Allen)

L’intento di Perinelli, però, non è semplicemente scandalizzare o provocare. La sua scrittura pare disorganica ma, come in un puzzle da migliaia di pezzi, pian piano le parti vanno incastrandosi: creano fili e rimandi, dialoghi tra i personaggi, passaggi tra i contesti. Un filo sottile che cuce di sottofondo. Altissima la prova di Perinelli (sempre più “rezziano” nonché “caparezziano) nei panni della danzatrice sovrappeso-carillon-burattino interrotto-ballerina di Degas: in dosso il tutù, le immancabili All-Stars nere, la fascia da McEnroe, balla, piroetta sulle punte, ruota su se stesso spiegando il conformismo di molte vite di provincia che, mettendo da parte i sogni, scivolano senza nemmeno accorgersene, verso esistenze banali di mutuo, famiglia, figli nel solco già segnato della cosiddetta “normalità” accettata socialmente. Tante di queste famiglie diventano pentole a pressione, prigionie. “Non so se Dio esiste, ma se non esiste ci fa una figura migliore”. (Stefano Benni)

È Dio che ci libera dalle domande. Ci deresponsabilizza, ma non ci aiuta, perché i punti interrogativi aumentano e le risposte scarseggiano. L’Uomo, la salvezza la vuole cercare in terra e non da qualche parte nel pulviscolo dell’universo. L’Uomo deve necessariamente dare un nome, a volte una colpa, al dolore, alle ferite, alla malattia e in questo gli viene in soccorso (solo in apparenza) la Religione, con la sua dose di paura, con l’affidarsi acritico che ti rende non più libero pensatore, ma marionetta. La scaramanzia, la superstizione, a prima vista sono l’opposto della religione, qualunque essa sia; in realtà ne sono il motore, la legna nel camino che alimenta la fiamma dell’ignoranza. Siamo fragili, siamo fatti della stessa materia dei sogni, della stessa sostanza delle stelle. Un lavoro incisivo, potente, necessario.

“C’è Auschwitz, quindi non può esserci Dio. Non trovo una soluzione al dilemma”. (Primo Levi)

“Puoi chiamare Dio in mille modi: Dio, Allah, Buddha, Geova, Yahvè, Ernesto, tanto non ti risponde”. (Corrado Guzzanti)

(Foto a cura di Manuela Giusto)