Giovedì 25 maggio scenderanno in piazza i presidi. Pardon, i dirigenti scolastici. Un errore voluto il mio perché il tema sta proprio qui: oggi chi è a capo di una scuola dirige un’azienda complessa.

Oggi un dirigente ha maggiori responsabilità: deve occuparsi dei rapporti con i genitori, con i ragazzi, con il suo corpo docente, con il personale Ata, con le amministrazioni comunali oltre che con gli uffici periferici del ministero; è responsabile della sicurezza della scuola; deve gestire il bilancio della scuola; occuparsi di selezionare il personale attraverso la chiamata diretta; vigilare sulla didattica; definire il bonus merito dei suoi docenti e chi più ne ha più ne metta.

A fronte di tutto ciò è senz’altro vero che lo stipendio è inadeguato o perlomeno non corrisponde a quello di chi dirige un ente di ricerca o un ateneo o ancora siede in un ufficio di viale Trastevere. Oggi i dirigenti sono persino costretti a delle “reggenze” ovvero a dover amministrare più scuole senza avere chissà quale somma accessoria in più. Per capirci un dirigente non arriva secondo i dati dell’Associazione nazionale presidi a 60mila euro l’anno.

Hanno ragione a protestare ma peccano a non dirla tutta: chi sono i dirigenti scolastici in Italia? Certo non tutti sono come quella preside che ha organizzato il ballo fascista scrivendo in una circolare “Si tratta di un ballo che vuole proporre il più possibile l’ambientazione fascista pertanto saranno allestiti pannelli con immagini d’epoca, saranno proposte musiche tipiche del Ventennio e l’abbigliamento dei partecipanti dovrà essere il più fedele possibile al periodo in questione”. Non tutti sono come quello che l’estate scorsa in occasione della festa di fine anno scolastico era salito sul palco della scuola e si era lasciato andare ad uno scatenato ballo fingendo di mettere le mani sul sedere di una studentessa. Una “goliardata” finita in Rete e sul tavolo dell’ufficio scolastico regionale e del Miur a Roma ma finita con una sanzione di 350 euro per il preside.

Non sono nemmeno come quei due che che sul sito della scuola lo scorso luglio in occasione della chiamata diretta approvata con la Legge 107, avevano chiesto ai candidati di allegare al curriculum “un video di due minuti con ripresa a figura intera”.

Non tutti obbligano i genitori a pagare il contributo volontario ma come per la classe docenti c’è chi indegnamente sta in cattedra (senza formazione, senza competenze, senza umanità, senza capacità didattica) anche tra i dirigenti molti siedono al loro posto ma non conoscono le Leggi, interpretano il ruolo a loro uso e consumo, arrivano alle 10 a scuola e se ne vanno alle 13. Esistono.

Non sono la maggioranza ma va urlato che fare il dirigente scolastico è un compito che esige una professionalità manageriale di altissimo livello. Oggi, invece, la carriera del dirigente è quella di un ex docente che fatto un concorso e diventa capo di una macchina complessa come la scuola. Non tutti possono farlo e non tutti lo sanno fare. I dirigenti scolastici, invece, peccano di eccesso di difesa della categoria.

Una proposta: e se la chiamata diretta funzionasse anche per loro?

Il modello spagnolo che in qualche modo è adottato anche in Svizzera mi sembra il migliore: il director in Spagna è scelto e nominato attraverso una procedura di selezione alla quale partecipano gli insegnanti di ruolo del livello educativo specifico e del tipo di istruzione offerta dall’istituto che andrà a dirigere. La selezione, che coinvolge la comunità educativa tiene conto dei meriti accademici e professionali ma anche dell’esperienza e della valutazione positiva del lavoro che hanno svolto in precedenza nella scuola. La scelta viene fatta da una commissione composta da una componente di insegnanti (il 50%). In questo modo ogni scuola elegge in maniera democratica il suo dirigente, una persona conosciuta, apprezzata che ha già competenze in quella scuola.

Ecco in Italia i “presidi” fanno bene a protestare (peccato non siano scesi in piazza contro la 107 quando sembrava che giocasse a loro favore) ma forse dovrebbero ripensare al loro ruolo.