Sale la tensione tra la Corea del Sud e quella del Nord. Seul ha sparato “circa 90 colpi di avvertimento” lungo il confine dopo l’arrivo “di un oggetto non meglio identificato”. A riportare l’accaduto è l’agenzia Yonhap, citando fonti militari sudcoreane. Il fatto è successo oggi, il giorno dopo l’approvazione di Pyongyang “della produzione su vasta scala del nuovo missile a medio-lungo raggio denominato Pukguksong-2, il cui lancio del 21 maggio nel Mar del Giappone è stato ritenuto dalle autorità della Nord Corea “un successo”.

Intanto il neo-eletto presidente sudcoreano Moon Jae-in ha chiesto aiuto a Papa Francesco nell’organizzazione di un vertice con lo stato del presidente di Kim Jong-un. A riferire la richiesta di un intervento del numero uno della Chiesa cattolica è il quotidiano locale JoongAng Ilbo, secondo cui Kim Hee Joong, capo dell’associazione dei vescovi di Seul, è in Vaticano allo scopo di consegnare una lettera di Moon sull’argomento. La richiesta, in altri termini, sarebbe modellata sul ruolo svolto da Bergoglio nella normalizzazione dei rapporti diplomatici tra Stati Uniti e Cuba del 2014. Ma l’Ufficio della presidenza di Seul ha precisato, rispetto a quanto scritto da JoongAng Ilbo, che la Corea del Sud ha chiesto al Pontefice un intervento “per la pace e la riconciliazione” nella penisola coreana, non per la mediazione relativa ad un incontro istituzionale tra Nord e Sud Corea. “L’arcivescovo Kim è previsto consegni una lettera personale del presidente (Moon Jae-in, ndr) al Papa. Ad ogni modo, la lettera non contiene la richiesta al Papa di aiutare la mediazione di un summit tra Nord e Sud”, ha affermato il portavoce Park Soo-hyun in un comunicato.

Il quotidiano di Seul, citando quanto detto dall’arcivescovo Kim, scrive che il suo scopo, nei panni di “inviato speciale” di Moon, è un’udienza col Papa, tra oggi e domani, in modo da affidare la missiva in cui si chiede un lavoro di intermediazione per un summit tra le due Coree. Nord e Sud hanno finora avuto due incontri bilaterali, entrambi a Pyongyang, sull’onda del disgelo e del dialogo della “Sunshine policy” lanciata dal presidente sudcoreano Kim Dae-jung, premio Nobel per la Pace: il primo nel 2000, tra lo stesso Kim e il “caro leader” Kim Jong-il, e il secondo nel 2007 tra il presidente Roh Moo-hyun e Kim Jong-il.