La notizia arriva dalle colonne del Times, che nei laboratori dell’università di Mosul, ha trovato documenti inediti. Carte che testimoniano come il sedicente Stato islamico abbia testato armi chimiche su cavie umane in vista di progetti di attacchi terroristici. Un allarme che arriva anche da fonti militari americane e britanniche, citate dalla stampa del Regno Unito, stando alle quali i seguaci del Califfato non si sarebbero fatti scrupolo di iniettare sostanze tossiche su prigionieri finiti nelle loro mani, con il segreto proposito di utilizzarle poi in futuri attacchi indiscriminati contro “obiettivi occidentali”. E magari di contaminare “cibo o acqua”. Le carte ritrovate nell’università di Mosul, che si trova nel settore della città riconquistato di recente dalle forze speciali irachene, riferiscono anche di esperimenti andati avanti per “tre anni” e dell’esistenza di un arsenale di “sostanze nocive letali in quantità sufficiente a soddisfare le richieste”.

Materiale che ora potrebbe essere stato trasferito a Raqqa, roccaforte superstite dei miliziani di al-Baghdadi nella vicina Siria. Per Hamish de Bretton-Gordon, un esperto di armamento chimico e non convenzionale interpellato dal Times, si tratta di un potenziale “salto indietro nelle tenebre dei nazisti tedeschi, i quali inocularono agenti nervini sugli esseri umani durante la II guerra mondiale”. Esperimenti, ricorda Bretton-Gordon, che portarono ad esempio alla morte “migliaia di prigionieri nel campo di concentramento di Sachsenhausen, presso Berlino“.

Sospetti simili non sono del resto nuovi nei confronti del cosiddetto Stato Islamico. Nei giorni scorsi era stata la Cnn ad attribuire a una qualche ‘gola profonda’ dell’intelligence Usa “rivelazioni” su una nascente “cellula per le armi chimiche” in via di costituzione fra i ranghi del Califfo e formata da specialisti del ramo agganciati tanto in Iraq quanto in Siria. In quel caso, si parlava di un quartier generale dell’orrore in territorio siriano, in un’area controllata tuttora dall’Isis nella valle del fiume Eufrate, tra Mayadin e Qaim, a poca distanza dal confine iracheno. Informazioni non confermate ufficialmente da Ryan Dillon, portavoce della coalizione militare a guida americana nella regione, le cui parole non sono state peraltro neppure una smentita. “In passato – ha affermato Dillon – l’Isis ha già usato agenti chimici a basso potenziale” (i media hanno contato una quindicina di attacchi del genere solo nell’ultimo mese, proprio nella zona di Mosul). “Sappiamo quindi che sono disposti a farlo”, ha aggiunto, sottolineando che l’obiettivo è scongiurare adesso il rischio che i jihadisti “diventino bravi”. O almeno abbastanza “bravi” da poter avvelenare alimenti e bevande di chissà chi.