Il Guardian ha pubblicato centinaia di documenti riservati di Facebook sulla censura, che molti stanno definendo ‘Facebook files’.

Va fatta una premessa, per evitare che chi legge pensi che Facebook – e il suo nutrito staff – controlli ogni cosa venga postata sul social network: il 99% dei contenuti condiviso dagli utenti viene pubblicato senza alcun tipo di censura. Esistono alcuni software che bloccano le immagini di nudo (ma non funzionano benissimo, in passato per esempio abbiamo visto come non sia riuscito a distinguere una foto da un quadro). Esiste un blocco automatico che si attiva solo quando si sta commentando su una pagina pubblica che ha inserito delle “parole vietate” nelle impostazioni.

Le procedure usate da Facebook di cui si occupa il Guardian riguardano i contenuti segnalati dagli utenti (o meglio segnalati da più utenti), unico caso in cui si attiva una procedura “umana“: persone fisiche sono chiamate a decidere delle sorti di un contenuto specifico. Quindi, anche se stiamo parlando di una parte davvero minima di contenuti, possiamo immaginare quanto sia immane il lavoro che c’è dietro. Ed è normale che Facebook non riesca a controllare tutti i contenuti.

Una cosa di cui ci siamo accorti anche noi, nel nostro piccolo. Ilfattoquotidiano.it deve avvalersi di un team di persone che moderano migliaia di commenti al giorno, dal mattino fino la sera. Un’orda di opinioni di ogni genere che finisce sulle nostre pagine web. Un software aiuta il team nel lavoro di classificazione e gestione dei contenuti ma l’impegno maggiore è sulle spalle di una singola persona che deve decidere se tenere o no un commento in base a delle linee guida che noi stessi scrivemmo quando nacque il sito.

Tornando all’articolo del Guardian, la critica che in tanti stanno facendo riguarda le regole di Facebook, considerate ‘contraddittorie’ o non chiare. Anche qui non c’è motivo di stupirsi. Ecco l’esempio che ha fatto il Guardian.

Per quanto si vogliano codificare i comportamenti umani, ci saranno sempre delle zone grigie. Come ammette la stessa Monica Bickert, head of global policy management di Facebook. “Codificare comportamenti umani”, ecco il vero significato di queste linee guida. Un compendio di sociologia, di psicologia e di tutte le scienze umane, che si fanno vive. A scuola le avevamo studiate come teorie, ma ora grazie a Facebook e agli altri social queste cose si sono verificate e concretizzate davanti ai nostri occhi.

Facebook sta mappando la realtà umana. Qui non stiamo parlando di qualcosa d’altro, di qualcosa fuori di noi, ma stiamo parlando di qualcosa che ci riguarda da vicino. In uno dei tanti manuali svelati dal Guardian infatti leggiamo: “Le persone esprimono spesso il loro sdegno con minacce o ipotizzando azioni violente, in modi di solito non seri e credibili”. Oppure: “Online le persone usano un linguaggio violento per esprimere le loro frustrazioni”.

Doveva nascere un social network come Facebook per capire certe cose?