“Se ti devo dire la verità, mi sono proprio divertita a scriverlo.” Valeria Parrella parla con energetica ironia del suo ultimo libro: “Enciclopedia della donna. Aggiornamento.” uscito da poco per i tipi di Einaudi. È la storia di Amanda, 53 anni, napoletana, docente di Architettura che decide di aggiungere la voce “fica” all‘Enciclopedia della donna realmente pubblicata in Italia nel ’67 da De Agostini, nella quale si spiegavano le regole per essere donne impeccabili in ogni ambito tranne in quello sessuale.

Amanda ci spiega il sesso dalla A alla Z.
“Era da tempo che volevo scrivere questo libello erotico-satirico. Il primo impulso mi venne durante una  personalissima pippa intellettuale rivolta a sfottere gli uomini che in Italia avevano scritto libri a sfondo erotico: Francesco Piccolo, Domenico Starnone etc… Ma la molla che mi ha poi spinto ad iniziare è stata girare per i licei italiani raccontando la figura di Antigone, di Elena o il mito di Euridice e scoprire di essere di fronte a studentesse (e studenti) più inibite, chiuse e moraliste delle loro stesse professoresse. Erano estremamente giudicanti nei confronti di certe figure letterarie femminili soprattutto quando di mezzo c’era il sesso. Credevano davvero che Paride ed Elena fossero scappati insieme per ragioni politiche e non perché volessero scopare? E che pensavano allora di Dante e Beatrice? E di Paolo e Francesca? Da un lato ero di fronte a ragazzine con un’idea edulcorata del sesso ma dall’altro erano anche le stesse che si facevano le foto alle zizze con i cellulari e le mandavano in giro ai loro amichetti.”

C’è qualcosa che non va tra il pubblico e il privato e ci si rende conto leggendo i commenti che vengono lasciati online sul suo libro, che si ha una necessità impellente di rompere il soffitto di cristallo che ci impedisce come donne di toccare il cielo, anche in ambito sessuale. Se negli Stati Uniti esiste una Commissione Federale sul Soffitto di cristallo (la United States Federal Glass Ceiling Commision) che lo definisce come “l’invisibile ma invalicabile barriera che impedisce […] alle donne di salire ai gradini superiori della scala aziendale, indipendentemente dalle loro qualifiche o dai loro risultati.”, in Italia siamo ancora piuttosto indietro.

Perché?
“Per me è stato lampante fin da subito che non si trattasse del solito problema tra il Nord e il Sud, per esempio. Non dimentichiamoci che il leghismo ha attecchito al Nord con il motto “Io ce l’ho duro”. Sembra piuttosto che qualcosa abbia bloccato l’onda della liberazione sessuale del ’68. Nelle grandi città le studentesse sono molto informate, sanno che c’è un problema di genere e si ribellano a certi stereotipi, ma in provincia no. In provincia – e questo è anche uno dei motivi per cui ho scritto il libro – il giudizio degli altri è immediato e per questo l’emancipazione sessuale e di genere risulta davvero molto molto più complicata. Succede allora che non ti rendi conto di essere discriminata come donna fino a quando non ti costringono a firmare le dimissioni in bianco perché finalmente ti hanno dato un lavoro – evviva! – ma poi hanno paura che tu possa rimanere incinta.”

Fondare la propria identità dichiarando apertamente quello che si vuole (per esempio scopare), come lo si vuole (per esempio senza preliminari), quando lo vuole (per esempio ovunque), fregandosene degli stereotipi e di quello che pensano gli altri, diventa un esercizio di resistenza che ha del rivoluzionario. Un esercizio che Amanda ci vorrebbe insegnare a praticare apertamente, con leggerezza e senza il bisogno di utilizzare sotterfugi e mezzi termini. La realtà però ci ha sempre raccontato un’Italia dove la cultura di annichilimento nei confronti delle donne è stata perpetuata da sempre e in tutti i settori.

Adesso, a che punto siamo?
“Credo che ci sia una fortissima volontà di rivendicazione ma credo anche che la comunicazione di questa volontà non risieda nelle mani giuste. Se penso che sono stati spesi un sacco di soldi nostri, pubblici, in una campagna intitolata Fertility Day e se penso alla risonanza che questa campagna ha avuto, mi riprendo solo guardando anche ai grandissimi esempi di movimenti di rivendicazione come Se non ora quando? o grandi luoghi di raccolta del pensiero femminile e femminista come la Casa Internazionale delle Donne a Roma, la Libreria delle Donne a Milano, le associazioni di donne in rete e cosí via.”

Senza dimenticare la sezione che Valeria Parrella e Loredana Lipperini sono state invitate a curare dal presidente – maschio (n.d.r.) – Nicola Lagioia il 30mo Salone Internazionale del Libro di Torino di quest’anno, al via il 18 di Maggio.
“La sezione s’intitola Solo noi stesse e sarà un osservatorio al femminile sui racconti delle e sulle donne, sui femminismi, le culture, le storie, la riconoscibilità delle scrittrici. Il calendario è ricco di appuntamenti tra i quali la lettura di alcuni brani de Il tuo nome è una promessa, libro pubblicato da Einaudi e scritto da Anilda Ibrahimi, o quello con Yasmine Reza, la drammaturga e attrice francese autrice di Babilonia. Passeremo anche per il Terzo Tempo, di Lidia Ravera e non potevamo non omaggiare il caso editoriale per eccellenza: Elena Ferrante. Mi preme sottolineare anche la presenza di Oxfam Italia con Donne oltre il confine e gli interventi di Beatrice Masini, Giusi Nicolini e Maurizia Iachino per sottolineare e conoscere l’estrema fragilità delle donne vittime di guerra e di persecuzione.”

Al centro dei dibattiti anche la spinta delle donne nei processi di progresso sociale: Le donne costituenti è il focus a tre voci con Grazia Gotti, Lidia Ravera e la stessa Valeria Parrella dedicato alle 21 elette che parteciparono nel 1946 all’Assemblea Costituente.

Amanda, ne sarebbe contenta?
Fa lo stesso.

Noi, si.