Non si parla di altro. Persino Pedro Almodovar, in qualità di presidente di giuria del più prestigioso festival cinematografico del mondo, si è sentito in dovere di rilasciare uno statement ufficiale sulla “questione Netflix”. “Le nuove piattaforme distributive – ha dichiarato il regista spagnolo – non devono sostituire quelle tradizionali, ma affiancarle. E devono rispettare il formato originale delle opere. Sarebbe infatti un enorme paradosso che un film Palma d’Oro non possa vedersi sul grande schermo! Questo non significa che guarderemo le pellicole prodotte da Netflix (Okja e The Meyerowitz Stories, ndr) con occhi diversi dalle altre, ci mancherebbe. Come cineasta – ha aggiunto Almodovar – voglio comunque difendere la capacità ipnotica della sala buia, illuminata solo dalle immagini proiettato in grande. La difenderò finché vivrò”.

Parole forti, parole che danno la misura della polemica tra il festival francese e il broadcaster americano, una misura capace di superare persino le celebrazioni del 70° anniversario, scivolato non solo in secondo piano, ma dentro a un’ulteriore querelle che vede protagonista la televisione. E’ noto infatti che l’evento più atteso di Cannes 2017 – i primi due episodi di Twin Peaks – The Return – andrà in onda in USA su Showtime alle 21 (ET/PT americani) del 21 maggio, anticipando quindi la programmazione festivaliera, prevista il 25 maggio; in Italia Sky Atlantic HD la trasmetterà dal giorno successivo, ma quanti fan della serie cult creata da David Lynch non faranno l’impossibile per trovarla nel mare magnum del web, rendendo ogni prémière (e anche la spasmodica attesa degli abbonati Sky..) praticamente obsoleta? Pare anche che lo stesso Lynch non sarà sulla Croisette, e anche venisse, è probabile si limiterà al tappeto rosso, non essendo previsti appuntamenti ufficiali con la stampa per lui.

Anche sul fronte squisitamente cinematografico, che a Cannes dovrebbe regnare sovrano, il direttore artistico Thierry Freamaux ha scavato un buco nell’acqua. Il film di apertura, Les Fantomes d’Ismael di Arnaud Desplechin, si è rivelato di assoluta modestia: una pellicola narrativamente confusa e drammaturgicamente discutibile. Benché fuori concorso, l’opera del pur solido cineasta francese, non si è dimostrata all’altezza di un’inaugurazione di statura mondiale, portando all’attenzione del primo red carpet del 70° star francesi di livello (Marion Cotillard, Charlotte Gainsbourg, Louis Garrel, Mathieu Amalric) – anche la nostra Alba Rohrwacher nel cast del film in un ruolo secondario – ma nessun reale richiamo di imprescindibile portata mediatica come fu, ad esempio lo scorso anno, il Café Society di Woody Allen.

Insomma, se il buongiorno si vede dal mattino, l’edizione della Palma d’oro più preziosa di sempre (Chopard docet…) potrebbe deludere le alte aspettative. Certo, alcuni concorrenti promettono scintille, già da domani è il turno del talentuoso russo Andrey Zvyagintsev e del magnifico Todd Haynes, ma la qualità complessiva sarà materia solo dei giorni conclusivi.

In giuria, per l’italica gloria, Paolo Sorrentino è apparso oggi accanto ai suoi compagni di lavoro alla conferenza stampa loro dedicata: a differenza degli altri – specie di Will Smith spesso chiamato in causa, e del presidente Almodovar – non ha fatto udire la sua voce, giacché nessuno gli ha rivolto domande. Meglio per lui, forse, astenersi da dichiarazioni pro/contro cinema vs pay tv, visto il recente annuncio della produzione di The New Pope, la nuova serie “vaticana” diretta dal regista premio Oscar e prodotta da Sky/HBO.