Da anni il senatore PD Luigi Manconi si fa portavoce della mobilitazione per l’introduzione del reato di tortura in Italia. Eppure, nel giorno in cui il Senato ha approvato il disegno di legge (ora atteso alla Camera per la quarta lettura, ndr), Manconi ha deciso di non votare a favore del provvedimento. Il motivo? “Il primo giorno della legislatura, il 15 marzo del 2013, presentai un ddl sulla tortura. Quanto accaduto in questi anni è stato lo stravolgimento di quel testo, che ora non rispetta i requisiti e lo spirito profondo che aveva animato le Convenzioni e i trattati internazionali sul tema”, ha spiegato il presidente della Commissione per i diritti umani. Tradotto, per Manconi la legge sarà “l‘ennesima occasione persa“.

“Mi chiedo: ma perché la politica deve sempre accontentarsi? Se sarà approvata questa legge non sarà mediocre, peggio ancora. Un provvedimento pessimo”, ha continuato Manconi. Per poi ricordare la memoria di Giulio Regeni, il ricercatore italiano torturato e ucciso in Egitto, un omicidio ancora senza giustizia. “Non riuscivo a votare questa legge anche perché nella mia mente riecheggiano ancora le parole dei genitori di Regeni, quando dicono “nel suo volto tutto il male del mondo”. Mi addolora l’inerzia dell’Italia.  Ma come fa il nostro Paese ad avere la forza di pretendere che il regime egiziano di Al Sisi persegua i responsabili di quella tortura, dal momento che l’Italia non ha ancora introdotto il reato di tortura nel suo ordinamento?”, ha attaccato il senatore dem.

Manconi ha anche bocciato l’ipotesi di un ritorno dell’ambasciatore in Egitto, rivendicato da diversi parlamentari dem, compreso Nicola Latorre: “Sarebbe grave. Ma non è una questione di principio. Da un anno chiedo, nel caso si voglia procedere in questo senso, quali altre misure altrettanto significative intende adottare il governo?”, ha denunciato Manconi.