Una leva obbligatoria nel servizio civile, ma che in futuro potrebbe “essere allargata alle forze armate”. La proposta è arrivata direttamente dalla ministra della Difesa, Roberta Pinotti. In Italia, la leva obbligatoria è stata cancellata nel 2005. Nel resto d’Europa è ancora in vigore in paesi come la Danimarca, l’Estonia, la Finlandia, la Lituania, la Norvegia. In Svezia, ad esempio, dopo che nel 2010 era stata abolita la coscrizione obbligatoria, il ministro della Difesa Peter Hultqvist, riferendosi alla vicina Russia che nel 2014 aveva sconfinato nell’arcipelago di Stoccolma con un sottomarino non identificato, dichiarò l’utilità di un nuovo reclutamento per aumentare la capacità militare, così da sottoporre 100mila ragazzi a un questionario per poi selezionarne 13mila fino ad arrivare a mobilitarne 4mila per il servizio militare del 2018.

Aumentare la capacità militare attraverso nuove reclute, però, spesso non coincide con le nuove guerre sempre più tecnologiche che richiedono grandi professionalità che non si formano con qualche mese di servizio militare. Secondo il noto sociologo Castells nelle società dominanti questa nuova età della guerra ha un impatto considerevole sul tempo e sulla nozione di tempo. Con questa nuova temporalità, alle tecnologie degli aerei elettronici dell’ultima generazione si oppone la tecnologia di connessione delle reti che porta a costruire delle bombe biologiche o nucleari all’interno di un laboratorio scolastico.

Difficile quindi ipotizzare una soluzione del problema con la leva obbligatoria e l’aumento del numero dei soldati anzi ormai il conflitto simmetrico è rintracciabile solo nei manuali di storia. Prima della Pinotti, il leader del carroccio Matteo Salvini parlava di un periodo di soli 6 mesi con l’obbligo di leva riguardante sia uomini che donne, dettato da una scelta tra il servizio militare e quello civile. Anche il sindaco di Edolo in provincia di Brescia, nel corso del raduno dei battaglioni “Edolo”, “Morbegno” e “Tirano” ha dichiarato di essere favorevole a questa ipotesi vedendo il servizio di leva come un’occasione importante per i giovani d’oggi, poiché si tratta di un’esperienza “che trasmetterà loro importanti valori, fondamentali per il percorso di crescita di ogni individuo”.

Ma proprio nel corso dei vari raduni anche di ex combattenti si può trovare un risvolto della questione, che è quello finanziario, legato alle associazioni d’Arma che negli anni hanno subito un forte depauperamento perdendo molti iscritti. Le dichiarazioni della Pinotti non sono cadute invano, tanto che un esperto come il generale Graziano ha dichiarato che “in molti anni le forze italiane, diventate professioniste si sono rivelate fra le migliori del mondo. Io ero presente quando la leva è stata sospesa non perché non erano bravi i militari di leva, ma perché non potevano essere impiegati in operazioni, visto che questo dipende anche dall’addestramento e dalla capacità di operare in ambiti internazionali”.

La provocazione della Pinotti potrebbe essere più un fatto politico che militare. Spendere un po’ di soldi pubblici per recuperare voti e consensi dopo aver provveduto a fare diversi tagli del personale stesso nel settore Difesa. Investire nuovi milioni per far intraprendere ai ragazzi la vita di caserma non è la soluzione anzi un controsenso che riduce ancora di più il budget di chi questo mestiere lo fa con professionalità.