Acquistando il Financial Times del 29 ottobre 2014 si sarebbe ricevuto in omaggio un inserto con una splendida donna in copertina, intenta a prendere il sole in bikini zebrato al largo di una spiaggia tropicale. Il titolo dell’inserto era semplicemente Belong e, tra suoi possibili significati, quello più calzante era “sentirsi a proprio agio in un contesto di appartenenza”.

Quell’inserto pubblicizzava un nuovo tipo di servizio, offerto da una compagnia che proponeva l’acquisto di cittadinanze in cambio di investimenti. Grazie al potere del denaro è infatti oggi possibile collezionare passaporti, con tutti i vantaggi che una simile raccolta è in grado di procurare. Si va dall’evasione fiscale all’agevolazione di transazioni internazionali, fino alla semplificazione del passaggio delle frontiere, anche in caso di emergenza sanitaria. Il giusto numero di passaporti spiana infatti la strada al raggiungimento dello status di cittadino del mondo.

Il tutto in un’ottica perfettamente legale e con l’avvallo dei governi dei paesi disponibili, per un giro d’affari complessivo di circa due miliardi di dollari all’anno. Ma siamo sicuri che questo sia giusto?

Nello splendido reportage Cittadinanza in vendita, edito da laNuovafrontiera, la giornalista Atossa Araxa Abrahamian, forte della sua esperienza di cittadina svizzera nata in Canada da genitori persiani, ci racconta di come, nell’epoca della globalizzazione, sia cambiata non solo la percezione, ma anche la natura del concetto di cittadinanza.

Gli esempi analizzati sono numerosi, e presentano tutti il medesimo rovescio della medaglia. Gli svantaggi per chi non è in grado di accedere a questi privilegi acuiscono la forbice di disparità per chi ha la sventura di venire alla luce nel posto sbagliato, e che raggiunge la massima ampiezza nel caso degli apolidi, coloro che non hanno alcuna nazionalità, nemmeno quella del paese di nascita e di conseguenza nessun diritto di voto, di accesso alla sanità, all’istruzione, e perfino all’espatrio.

Il caso più emblematico parla dei bidoon, ossia gli abitanti dei paesi mediorientali che, esclusi dai processi di trasformazione dei confini di origine, si sono trovati così ancora più ai margini della società, senza nessuna possibilità di modificare quella condizione. Quando l’Onu ha chiesto al Kuwait, agli Emirati Arabi e ad altri paesi con simili problemi di risolvere la grana, questi hanno preso al balzo l’occasione proposta da mediatori senza scrupoli che, forti di accordi pregressi con altri Stati fortemente bisognosi, proponevano l’acquisto di stock di passaporti in cambio di investimenti. Fu così che alcuni anni fa, i bidoon di Dubai divennero cittadini delle Isole Comore, pur ignorando totalmente dove fossero sul mappamondo.

Ovviamente questo accordo non garantiva loro alcun vantaggio, ma solo la cessazione di ogni interferenza delle Nazioni Unite sulla gestione di questi reietti, rifiutati da un sistema capace di garantire straordinari benefit ma non a tutti. Questo servizio fu poi offerto anche da Saint Kitts e Nevis, Antigua e Barbuda, Dominica e poi da altri paesi non proprio terzomondisti, come Cipro e Malta che, vale la pena ricordare, fa parte dell’Unione europea.

C’è chi accomuna questa speculazione alla bolla finanziaria immobiliare che ha generato l’attuale crisi economica, prevedendo l’implosione del sistema in capo a pochi anni. Soprattutto tenendo conto del fallimento nell’utilizzo dei fondi per il miglioramento delle condizioni di vita dei paesi coinvolti. A Moroni, capitale delle Comore, mancano servizi come luce, acqua, infrastrutture, e degli investimenti delle aziende coinvolte restano solo insegne sbiadite e palazzine vuote.

Oggi viviamo con l’incubo del terrorismo mentre, nel prossimo futuro, l’umanità dovrà confrontarsi coi problemi legati alla desertificazione, alla siccità, all’innalzamento del livello dei mari. Secondo alcuni scienziati, il processo porterà alla perdita di immense aree geografiche che comprendono città come Berlino o New York. In un’ottica come questa, il superamento del concetto dei confini, sogno degli stoici greci, dovrebbe essere considerato un obiettivo di tutti. Ma attualmente viviamo con distacco la tragedia dei migranti morti in mare, o sotto le bombe piovute da cieli lontani, rendendo tristemente attuale il Melville che in Moby Dick ricordava di come “il peccato che paga può andare in ogni luogo e senza passaporti, mentre la virtù, se povera, viene fermata a tutte le frontiere”.