Se si andasse alle elezioni domani nessuna coalizione tradizionale riuscirebbe a superare il 40% e dunque a ottenere la maggioranza dei seggi. Questo almeno secondo le stime di Demos per Repubblica che segnalano anche come il Pd sia tornato a superare il Movimento 5 Stelle seppur di un solo punto percentuale: 28,5% contro 27,5 %. Stabili le altre forze politiche con Forza Italia al 13,3 %, poco superiore al 12,9 della Lega Nord che domani celebra le sue primarie. Seguono a ruota Fratelli d’Italia al 4%, Mdp al 3,8%, Sinistra Italiana al 2,8%, Campo progressista al 2%, così come Alternativa Popolare di Angelino Alfano.

E visto che nessuna coalizione tradizionale potrebbe governare, per ottenere una maggioranza in parlamento occorrerebbe formare alleanze più larghe tra partiti distanti o addirittura in contrasto. Operazione che appare difficile. Solo il 32% degli elettori del Pd, infatti, gradirebbe un’alleanza col M5s: una percentuale che si alza fino al 42% nel caso di un governo con Forza Italia e Alternativa Popolare. Sette elettori su dieci del partito di Silvio Berlusconi, invece, vedono di buon occhio l’unione con Matteo Renzi: in pratica il 70% spinge per un Nazareno bis. Sul fronte pentastellato ad essere favorevoli a un’alleanza col Pd sono il 41% degli elettori. Qualcuno in più (il 47%) è invece favorevole a una coalizione con Fdi e Lega:  ipotesi che al momento è estremamente difficile da tradurre in realtà.

In ogni caso, al momento, solo il 43% degli elettori intervistati preferirebbe andare alle elezioni anticipate, contro il 51% che invece è favorevole alla scadenza naturale della legislatura (il 6% non è interessato al tema evidentemente). Rimane stabile d’altra parte il gradimento nei confronti del premier Paolo Gentiloni, intorno al 44%, che però perde quattro punti rispetto allo stesso sondaggio nel mese di marzo. Al contrario cresce la popolarità di Matteo Renzi che dopo aver rivinto le primarie è a quota 39%, sei punti in più rispetto a due mesi fa. Stessa percentuale per Giorgia Meloni, poi Matteo Salvini (stabile al 35%), Luigi Di Maio (al 33%, a marzo era al 37%), Giuliano Pisapia (32%). Sotto i trenta punti ecco i leader delle elezioni 2013: Pierluigi Bersani al 29%, Berlusconi al 28%, Grillo al 24%. Ultimi Roberto Speranza al 18% e Massimo D’Alema al 16%: rispettivamente volto e mente della scissione del Pd e la nascita di Mdp. Mossa che evidentemente non gli ha giovato: numeri alla mano i dem – o ex dem – antirenziani continuano a identificare Bersani come loro leader.