Sordomuto dalla nascita, a scuola i compagni lo prendevano in giro. “Tu non puoi che spazzare per terra”, gli dicevano. Oggi è diventato maestro orafo di Hermès e tiene corsi di formazione ai suoi allievi. Jean Pierre invece è nato in una famiglia troppo povera, senza soldi per comprare giocattoli. Se li costruiva da solo e oggi fa lo stampatore, passa e ripassa strati di colore sul telaio che per lui ha la magia di un quadro. Poi una ragazza di 25 anni bionda, occhi azzurri, viso bellino da modella, parla della trasformazione della materia, dell’oggetto che prende forma dalle sue mani: “È come il primo amore che sboccia, da coccolare, da accarezzare…”. Storie esemplari di una passione per la tradizione. Dei 13mila dipendenti di Hermès sparsi per il globo, 4500 sono artigiani. E il più giovane ha 19 anni.

Il più grande laboratorio artigianale al mondo si mette in mostra con “Dietro le quinte” alla Pelota di Milano (via Palermo 10). Fino al 17 maggio si potrà assistere gratuitamente a dimostrazioni dal vivo dei talenti artigiani di Hermès. Le scolaresche si mettono in fila per ammirare la roulotteuse, l’orlatrice specializzata nel’orlo frullato per la finitura del celebre carré. Ci vuole la bellezza di due anni per realizzare un foulard. E se per caso ci fosse una sbavatura di colore, un filo maldestro, un errore impercettibile di manifattura? Cosa si fa, viene venduto al ribasso? Neanche per sogno. Si distrugge. Un foulard, per esempio, viene sminuzzato in tante striscioline e diventa imbottitura di cuscini. L’alta qualità della maison non consente errori.

Poi si passa al verrier, il vetraio che da una colata di cristallo fuso, detto “miele”, fa nascere un vaso; al sertisseur che, armato di punteruolo, incastona pietre preziose; al sellier, il sellaio, l’antesignano degli artigiani Hermès, che ancora oggi adatta la sella al cavaliere e alla morfologia del cavallo. Sono i mestieri artigianali che hanno reso la griffe, unica, la più esclusiva.

Niente tablet, niente iPhone, la maestra chiede agli alunni di immaginare un mondo senza Internet, il ritorno a una certa manualità. In fondo ci vogliono solo 600 ore di apprendistato per diventare artigiani della griffe. I ragazzi la guardano come se fosse un marziano: molti di loro non sanno neanche tenere una penna in mano.

Twitter: @januariapiromal