Scusatemi ma non vi seguo proprio.

Esce la notizia che i Rolling Stones suoneranno per la prima volta in Toscana. Suoneranno il 23 settembre nella splendida cornice di Lucca, all’interno del Lucca Summer Festival. Uno dovrebbe dire, bene, figata, finalmente un po’ di musica come si deve in questo paese devastato dal cattivo gusto e dalla musica prescindibile. Escono i biglietti e viene fuori che il Pit 1, in un contesto per altro piccolo, costa 350 euro. Quelli più economici 100 euro. Un concerto dei Rolling Stones, direi li vale tutti. Non fosse altro per una mera faccenda anagrafica: Mick Jagger e Keith Richards cominciano ad avere una certa, non è che chissà quante altre volte capiteranno dalle nostre parti, sarebbe il caso di approfittarne al volo.

Infatti stavolta toccheranno solo Lucca nel loro tour mondiale. E non è dato sapere quando ce ne sarà un altro. Chiaro, 350 euro sono tanti. Come anche 100. Ma non è che i concerti di artisti decisamente minori costino molto di meno. Per dire, c’è gente che ne arriva a spendere quasi cinquanta per vedersi Emma, perché mai uno non dovrebbe sentirsi sollevato nello spendere 350 euro al concerto di chi, volenti o nolenti, ha fatto la storia del rock e, di conseguenza, della musica contemporanea del Novecento? Addirittura Manuel Agnelli, che nei giorni scorsi ha rilasciato una discussa intervista in cui ne ha avuto per tutti, seppur definendoli ignoranti e debosciati ne ha riconosciuto l’indiscusso valore artistico, e se l’ha fatto lui, figuriamoci noi, che abbiamo un’opinione del resto del mondo decisamente meno altezzosa.

I Rolling Stones hanno fatto la storia del rock, è un fatto. E vederli dal vivo è un’occasione che non ci si deve lasciare alle spalle. Perché a differenza di molti altri artisti non ci hanno ammorbato nel corso degli anni con lavori sgradevoli, continuando a portare avanti un repertorio pregevolissimo, arricchito con parsimonia di nuove chicche, come col recente album di cover blues Blue & Lonesome. Genio e sregolatezza, si dice, solitamente, pensando agli eccessi di Keith Richards e soci, ma qui si parla di immenso talento e di rigore, se no non sarebbero ancora lì, a incantare. E, tanto per citare Enrico Ruggeri, che proprio di questi tempi sta suonando in giro per l’Italia coi rinati Decibel, se diamo per assodato che il rock è per gli adulti di questo periodo quel che la musica classica era per gli adulti di una cinquantina di anni fa, ci sta benissimo che un concerto rock abbia prezzi esclusivi, che sia quindi accessibile a chi è disposto magari anche a fare un sacrificio, pur di vedersi i propri beniamini. C’è gente, diciamo cose scontate, che spende la stessa cifra per andarsi a fare un fine settimana esclusivo in una Spa, o che ci si compra in rete uno smartphone usato, perché c’è gente che si sente in dovere di fare la morale a chi decide di spendere quei soldi per sentire quella musica? Ma soprattutto, chi ha passato la giornata a rompere le palle perché c’è la fame nel mondo e amenità varie, è cosciente che questo è un modo per aggirare il problema del secondary ticketing e che i prezzi di mercato, fino a prova contraria, li fa l’offerta, non l’offerente? Ripeto, se per Emma, Mengoni o affini si spendono 50 euro, per i Rolling Stones 350 euro sono troppo pochi.

Pensate a imbottirvi di diserbante e a farvi brillare davanti a chi alza i prezzi dei farmaci salvavita, dei prodotti di prima necessità, dei libri di scuola, magari cambiando l’ordine delle pagine ogni anno per impedire il mercato dei libri usati, ma lasciate che gli appassionati del rock facciano le proprie scelte in santa pace. Mai soldi sono stati altrettanto ben spesi di quelli messi su un buon disco, sul biglietto di un bel concerto o, viva Dio, per compraci una chitarra elettrica.