Carlo Giovanardi e Riccardo Nuti fuori dalla commissione Antimafia. E’ “l’invito” che fa l’ufficio di presidenza dell’organismo bicamerale presieduto da Rosy Bindi ai due senatori di Idea e dei Cinquestelle coinvolti in diverse inchieste giudiziarie a Bologna e a Palermo. La decisione dell’ufficio di presidenza è stata presa all’unanimità, il che significa che il sì è arrivato anche dal rappresentante del M5s, cioè il senatore Luigi Gaetti che è vicepresidente della commissione. Dell’ufficio di presidenza fanno parte anche la presidente Bindi, l’altro vicepresidente Claudio Fava (Mdp) e i segretari Angelo Attaguile (Lega Nord) e Marco Di Lello (Psi). “Preso atto di non avere alcun potere sulla composizione della Commissione, i cui membri sono designati all’inizio dei lavori dai Presidenti delle Camere su indicazione dei Gruppi parlamentari – si legge nella nota della commissione – e riconoscendo che allo stato non ricorrono le condizioni previste dal Codice di autoregolamentazione e dalla legge istitutiva”.

Giovanardi è stato eletto col Pdl poi passato al Nuovo Centrodestra e infine tornato all’opposizione con il movimento Idea di Gaetano Quagliariello: è indagato inseme ad altri dalla Dda di Bologna in uno dei filoni dell’inchiesta Aemilia per presunte pressioni alla Prefettura di Modena per salvare dall’interdittiva antimafia una società di costruzioni, la Bianchini, il cui titolare è attualmente a processo. Nell’indagine in cui è coinvolto anche Giovanardi sono ipotizzati a vario titolo i reati di rivelazione e utilizzazione di segreti d’ufficio e minaccia o violenza a un corpo politico, amministrativo o giudiziario dello Stato, con l’aggravante di aver rafforzato l’associazione ‘ndranghetistica emiliana. La posizione del senatore è al vaglio dei magistrati per via di alcune telefonate intercettate: sarà il giudice a decidere se dover chiedere o meno l’autorizzazione per utilizzarle al Senato. “Non ho mai avuto contatti diretti o indiretti con esponenti della ‘Ndrangheta. Sono solo intervenuto per le imprese modenesi, salvandole” si è difeso Giovanardi.

Nuti è indagato insieme ad altre 13 persone (tra cui le deputate Claudia Mannino e Giulia Di Vita) per la violazione di una legge regionale del 1960 che recepisce il testo unico nazionale in materia elettorale. Il 17 maggio sarà il gup a decidere se Nuti e gli altri devono finire o meno a processo. L’accusa della Procura è che siano state falsificate le firme per la presentazione delle liste del M5s alle elezioni comunali di Palermo del 2012. Un’operazione fatta in fretta e furia la notte del 3 aprile 2012 per rimediare a un errore su una data di nascita.  “Ci è chiaro – si sono difesi i 3 deputati M5s – il tentativo di levarci politicamente di mezzo per avere campo libero, attraverso una montatura ben organizzata, che salvo ripensamento del Gup i magistrati avranno modo di smascherare nel processo penale”.