Impianti aperti 24 ore al giorno, straordinari per gli operatori Ama e due treni in più alla settimana diretti verso l’Austria: sono queste le tre mosse del Comune per risolvere la grana rifiuti a Roma. Non proprio un’emergenza, condizione che dal Campidoglio tutti negano. Di certo c’è che negli ultimi giorni i rifiuti si sono accumulati in strada, in diversi quartieri della Capitale, riaccendendo le proteste dei cittadini (e le polemiche della politica): secondo quanto risulta a ilfattoquotidiano.it, l’eccedenza sarebbe di circa 300 tonnellate, ovvero un giorno di ritardo in un singolo impianto di compostaggio.

Abbastanza, però, per far squillare un campanello d’allarme e richiedere delle misure immediate. “Una task force straordinaria per ripulire la città”, l’ha definita la sindaca Raggi, che promette il ritorno alla normalità “entro questa settimana” e rispedisce le accuse al mittente: “Dal 2012 la Regione Lazio non ha ancora adottato un nuovo Piano Rifiuti Regionale. Noi i rifiuti li raccogliamo ma non ci permettono di portarli via dalle strade. Renzi farebbe bene a trasferirli davanti al palazzo della Regione”. Un attacco a cui ha risposto immediatamente il governatore Zingaretti: “Il Comune di Roma che dovrebbe indicare i nuovi impianti, la Regione ha compito di autorizzare. Finora nessuna proposta”. Non solo. Quando l’ex sindaco Ignazio Marino nel 2013 ordinò la chiusura della discarica di Malagrotta, immaginò il cosiddetto “eco-distretto” a Rocca Cencia; il “No” all’impianto fu uno degli argomenti nella campagna elettorale del M5S, tradottosi poi nello stop al progetto. Sulla questione è tornato l’assessore regionale all’Ambiente, Mauro Buschini: “Raggi e il Comune di Roma non hanno voluto l’autorizzazione all’eco distretto di Rocca Cencia, un sito destinato allo smaltimento di rifiuti organici, quando la Regione Lazio stava per autorizzarlo, al grido: “non servono impianti”.

Impianti aperti 24 ore su 24 – Emergenza sì, emergenza no: “colpa del Comune e di Virginia Raggi“, “no della Regione e del governo“. Sulla questione rifiuti a Roma continua lo scambio di accuse tra Movimento 5 stelle e il Partito Democratico, che ha visto scendere anche in campo anche i due leader Beppe Grillo e Matteo Renzi. La linea del Campidoglio è chiara: nessuna emergenza rifiuti, come spiegato dalla sindaca o dall’assessora Montanari. Lo ribadisce a Il Fatto.it anche Daniele Diaco, presidente della Commissione Ambiente: “Chiamarla emergenza è esagerato: mancano proprio i profili igienico-sanitari per considerarla tale. Siamo semplicemente di fronte all’acuirsi di un problema generalizzato, che si ripresenta ciclicamente durante ogni amministrazione”.

A riprova di ciò in Comune contano di tamponare questa situazione di “pre-emergenza” facendo ricorso a tutti i mezzi ordinari a disposizione. L’Ama da lunedì ha dato applicazione a un precedente accordo con i suoi dipendenti, assegnando loro 2 ore in più di straordinari (si passa dalle 6 ore e 30 minuti alle 8 ore e 30 minuti giornaliere). Le 8 ore effettive di lavoro, oltre a migliorare la capillarità dello svuotamento dei bidoni, stanno permettendo alla municipalizzata di tenere aperti h24 i due tmb di Salario e Rocca Cencia. I primi benefici si sarebbero avvertiti già oggi: dopo i guasti e i presunti “sabotaggi” denunciati anche dalla sindaca Virginia Raggi e dall’assessora Pinuccia Montanari, gli impianti hanno iniziato lentamente a svuotarsi. Quando le fosse saranno finalmente scariche, ai lavoratori sarà dato anche un piccolo premio di risultato. “Un costo non impattante per le casse della società che però vale la pena affrontare”, ripetono fonti interne di Ama.

Due treni in più verso l’Austria – A dare una mano è stata anche la ripresa a regime degli impianti tmb di Malagrotta, di proprietà del Colari di Manlio Cerroni (commissariato dalla Prefettura dopo un’interdittiva antimafia), che dalla scorsa settimana riesce a smaltire quasi tutte le 1.200 tonnellate al giorno autorizzate dalla Regione Lazio. A proposito di Cerroni: fonti vicine al 90enne patron di Malagrotta, indagato ormai dal 2014, annunciano come imminente un dettagliato dossier sulla situazione romana dei rifiuti, con “rivelazioni scottanti” rispetto “al passato e al presente”. Intanto resta il problema su dove andrà a finire tutto il Css (combustibile solido secondario) prodotto. E qui si inserisce la terza parte del piano del Comune: su autorizzazione della Regione, i treni in partenza verso gli inceneritori austriaci non saranno più uno a settimana, ma tre. Anche questa operazione non dovrebbe gravare troppo sulle casse dell’amministrazione: il contratto a consumo firmato prevede un limite totale di trasferenza, che però negli ultimi mesi non è stato mai raggiunto. Ama sfrutterebbe questo “tesoretto” per aumentare i carichi diretti in Austria, fino a quando ce ne sarà bisogno (e l’arretrato accumulato lo permetterà). Anche Colari, tra l’altro, ha ottenuto un permesso extra dalla Regione Lazio per portare 10mila tonnellate non previste di css in Portogallo (più o meno 2 navi).

Attesa per il piano rifiuti – Così in Comune si dicono convinti di poter pulire la città in tempi rapidi: la sindaca garantisce “entro questa settimana”. In Ama si mantengono un po’ più prudenti: “Le nostre proiezioni ci dicono che ci vorranno circa 10 giorni a partire da ieri (lunedì 8, nda)”. Si tratta comunque di misure straordinarie nell’ordinario: basteranno per tamponare la situazione, non per risolverla. A questo dovrebbe pensare il nuovo piano rifiuti: il documento sarebbe stato da poco completato dall’amministrazione e inviato ad Ama per l’elaborazione finale, sarà presentato nelle prossime settimane. Ma di certo non conterrà disposizioni per l’apertura di nuovi impianti: né l’inceneritore richiesto dal Ministero dell’Ambiente, né la discarica di servizio pretesa dalla Regione. Intanto l’apertura h24 dovrebbe riportare la situazione alla normalità, placando le proteste dei cittadini e spegnendo le polemiche: in caso di buoni risultati la misura potrebbe essere estesa anche in futuro. Ma lo scontro è destinato a riaccendersi alla prossima emergenza. O “pre-emergenza”, che dir si voglia.

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