Era dal 1938 che l’Italia non celebrava degnamente il genio e la grandezza di Antonio Vivaldi, il musicista veneziano che da secoli incanta con le sue opere il mondo intero. Dopo l’ultima settimana avente come focus il Prete Rosso e realizzata illo tempore da musicisti del calibro di Alfredo Casella e Gianfrancesco Malipiero, sarà compito della Settimana Vivaldiana Nazionale, in programma dal 12 al 21 maggio in città come Milano, Torino e Caserta, riportare all’attenzione del pubblico una serie di opere dell’autore delle celebri Quattro Stagioni, tra cui il Concerto in Do maggiore per Violino, Archi e Cembalo RV 189 da secoli attribuito al compositore partenopeo Nicola Fiorenza e oggi finalmente tornato a far parte del corpus vivaldiano.

Un lungo lavoro di ricerca quello degli organizzatori dell’importante manifestazione, i Maestri Roberto Allegro e Vittoria Aicardi, che ha dunque non solo incrementato il repertorio del musicista veneziano, ma svelato il misterioso tragitto del glorioso strumento appartenuto a Vivaldi in persona, un violino fabbricato dal membro più insigne della celebre famiglia di liutai cremonesi Amati, quel Nicola che fu Maestro di Antonio Stradivari e Andrea Guarneri. Ebbene, come svela un articolo de La Stampa di Torino del 1930 da poco rinvenuto, il preziosissimo violino vivaldiano, all’epoca posseduto dall’industriale tessile Filippo Giordano, fu da lui direttamente donato al Capo di Governo dell’epoca, il Duce Benito Mussolini: “Ci telefonano da Roma – recita il suddetto articolo de La Stampa del 1930 – che S.E. il Capo del Governo ha ricevuto, presentatogli dal prof. Luigi Torri, direttore della Biblioteca Nazionale di Torino, il Gr. Uff. Filippo Giordano che ha donato a quella biblioteca Nazionale una preziosa raccolta di autografi musicali del Vivaldi, dello Stradella e di altri grandi musicisti italiani dei secoli XVI, XVII e XVIII. Il Gr. Uff. Giordano ha pure fatto omaggio a S.E. il Capo del Governo del violino Nicola Amati, già appartenuto al grande Vivaldi”.

 

Un violino, datato dal celebre restauratore Emil Herrmann intorno al 1695, battuto all’asta a Londra per ben due volte, nel solo anno 2014, come appartenuto a Mussolini e per un valore di circa 180.000€ (150.000 sterline). Nessun esito hanno però avuto entrambi i tentativi per uno strumento di cui solo oggi si può certificare l’originaria paternità vivaldiana. Un encomiabile lavoro di ricerca quello dei Maestri Allegro e Aicardi che sfocia dunque in modo del tutto naturale in un’imperdibile settimana interamente dedicata alle grandi pagine del musicista che fece scuola in tutta Europa, le cui opere furono trascritte e lo stile copiato da alcuni dei suoi più grandi contemporanei, primo fra tutti J. S. Bach.

Una settimana, quella vivaldiana, che oltre al più che doveroso patrocinio ministeriale, e nonostante numerosi tentativi e solleciti, non ha ricevuto, in un Paese sempre più incline a farsi beffe del proprio inestimabile patrimonio artistico e musicale, alcun genere di sostegno economico. A corredo del lungo lavoro di ricerca verrà poi presentata, nella data di Occimiano (AL) di sabato 20 maggio, la più preziosa testimonianza di uno scavo musicologico che ha reso oggi possibile il ritorno di una vera e propria settimana vivaldiana, il volume di Allegro e Aicardi Il Vivaldi di Occimiano: “La ragione di questa scelta – leggiamo nell’introduzione al libro – risiede nel fatto che il celebre compositore veneziano, universalmente noto per le celeberrime Quattro Stagioni, sebbene solo virtualmente, attraverso un notevole numero di composizioni manoscritte autografe, abbia ‘vissuto’ a Occimiano per circa una trentina d’anni, dal 1893 al 1923, gelosamente custodito nella Biblioteca della Villa dei Marchesi Da Passano, giungendovi da Genova e, ancora prima, da Venezia. Da qui, attraverso varie peripezie, documentate ed esposte nel corso della monografia, il Vivaldi di Occimiano concluderà il suo avventuroso viaggio alla Biblioteca Nazionale di Torino dove è tuttora accuratamente custodito presso il Fondo Manoscritti e Rari”.

Insomma, fortuna vuole che ancora oggi esistano ricercatori appassionati e dediti al sacrifico pronti, nonostante tutto, a supplire alle ultra note manchevolezze statali per tenere in vita intere parti del più grande patrimonio artistico mondiale.

 

Foto del violino appartenuto a Vivaldi gentilmente offerta dalla casa d’aste londinese Bonhams