Questa volta finalmente sembravano pronti ad approvarlo. La maggioranza – facevano sapere entusiaste le agenzie di stampa in mattinata – era pronta a trovare un accordo sul disegno di legge che introduce il reato di tortura. Ovviamente, però, si trattava dell’ennesimo falso allarme: dopo qualche ora di discussione, infatti, l’aula del Senato ha deciso di rinviare l’esame del ddl per passare a discutere di lavoro autonomo. Il motivo dell’ennesimo rinvio? A questo giro è tutta colpa dei due relatori, Nico D’Ascola ed Enrico Buemi, che hanno deciso di depositare due emendamenti”di mediazione”.

Nel primo  si introduce un altro elemento alla fattispecie di reato e cioè che “il fatto” debba essere “commesso mediante più condotte ovvero se comporta un trattamento inumano e degradante”. Il secondo, “più politico”, come spiega lo stesso Buemi, specifica che non si può parlare di “tortura” nel caso di “sofferenze risultanti unicamente dall’esecuzione di legittime misure privative o limitative dei diritti”. Traduzione: “Si vuol specificare – dice sempre il senatore – che se magari l’agente rompe il braccio ad uno mentre lo arresta non si può far rientrare nella tortura”. Al netto del contenuto delle due norme, però, la presentazione dei due emendamenti ha implicitamente fatto slittare la discussione sul ddl. Per dar tempo ai gruppi di presentare eventuali subemendamenti, infatti, si è deciso di rinviare l’esame del provvedimento alla prossima settimana.

Il bello è che le modifiche di Buemi e D’Ascola rischiano di rinviare l’approvazione del ddl Tortura, praticamente a data da destinarsi. Anche se gli emendamenti dovessero essere accolti subito, infatti, il provvedimento dovrebbe tornare per l’ennesima volta alla Camera. L’iter del progetto di legge durerebbe dunque esattamente 5 anni, visto che era approdato in Parlamento a inizio della legislatura per iniziativa di Luigi Manconi.

“È dal 14 luglio che l’Aula del Senato ha messo in stand-by questo importantissimo provvedimento, si stava procedendo alla votazione degli emendamenti all’articolo 1, quando l’esame fu interrotto in seguito alla decisione della Conferenza dei Capigruppo, confermata dal voto dell’Assemblea, di posporre l’ esame del testo per un ulteriore approfondimento”, attacca il senatore del M5s, Stefano Lucidi. “La posizione dell’Italia sul tema è vergognosa – continua – Ma ricordo che tutto ciò non è un caso, è volontà politica, è la volontà politica di chi decide se mandare avanti un provvedimento oppure no”.