L’andatura sghemba, il pantalone stretto, la giacca appoggiata. E la faccia? Che faccia ha un ladro gentiluomo? Una di quelle che non si dimenticano, anche se la vedi di sfuggita. L’occhio furbo, il sorriso storto. Le labbra sottili, le sopracciglia folte. L’attitudine sfuggente di uno capace di conquistare donne bellissime. Di uno che alla fine gli va sempre bene. Come, non si sa. E’ Lupin III, uno che dal 1967 lo amano un po’ tutti. Perché Arsenio ha 50 anni. Inutile dire che non li dimostra e anzi, a vedere il nuovo film del regista e sceneggiatore Takeshi Koike dedicato a Goemon, sembra che Lupin e la sua cricca stiano meglio che mai.

A ispirare Monkey Punch, che disegnò Lupin per la prima volta, furono la saga cinematografica 007 e un vecchio film italiano del 1965, Sette uomini d’oro. Una specie di Ocean’s Eleven, 50 anni prima. Un colpo in una banca, una banda di ladri. Il capo, Lupin. E poi Jigen, sigaretta fumante, capello tirato giù a coprire gli occhi, rivoltella, fumante pure quella. E Goemon, samurai che usa la katana prima e meglio di Uma Thurman in Kill Bill.

Proprio a lui è dedicato Lupin the IIIrd: Chikemuri no Ishikawa Goemon (The Blood Spray of Goemon Ishikawa) lungometraggio di Takeshi Koike uscito in Giappone a febbraio e presentato al Future Film Festival di Bologna. Dopo i due episodi dedicati a Fujiko Mine, avventuriera egoista dal culo sbalorditivo, e Jigen, tocca al samurai. E non c’è da chiamare in causa Quentin Tarantino solo per via di una katana. Il terzo capitolo della serie di Takeshi Koike è pulp. E cupo, violento, erotico. Lupin beve whisky, Fujilko fuma erba. E naturalmente, si combatte. Goemon deve sconfiggere un nemico, uno che non ha certo voglia di farsi prendere o di arrendersi. La lotta è dura, il sangue è dappertutto. Discendente del leggendario Ishikawa Goemon, un guerriero ninja che rubava oro e preziosi per darli ai poveri, Goemon è messo alla prova e così lo sono i due della sua squadra.

Un film, Lupin the IIIrd: Chikemuri no Ishikawa Goemon (The Blood Spray of Goemon Ishikawa), per festeggiare un compleanno di uno, anzi di tre, che c’è da scommettere non invecchieranno mai.