di Cecilia Stefani *

Firenze, Coverciano, il quartiere dove si allena la Nazionale di calcio. Una periferia residenziale più che vivibile, con molta popolazione anziana e un crescente ma pur sempre esiguo numero di stranieri.

A pochi mesi dalla chiusura della libreria legata a CasaPound, grazie anche all’attivismo di un’assemblea antifascista autoconvocata da alcuni abitanti della zona, ecco che poche persone accampate in un fazzoletto di terreno incolto generano il panico tra i commentatori del gruppo Facebook “Sei di Coverciano se…”. Al grido di “combattiamo il degrado, cacciamo i ladri rom!” tanto si agitano, strepitano e segnalano “a chi di dovere” che Michele Pierguidi, presidente Pd del Consiglio di quartiere, si precipita prima a richiedere alla Polizia municipale un rapido intervento – da terreno privato, per altro – e poi, a sgombero avvenuto, a riscuotere gli applausi.

Nel frattempo nel gruppo si è scatenato il dibattito tra una maggioranza di gitanofobi, legalitari e razzisti doc – tutti felici di poter inneggiare a randelli, docce, incenerimenti, ruspe e altre delizie – e una sparuta minoranza che cerca di portare argomenti di ragionevolezza e tolleranza, ma viene puntualmente aggredita e zittita col solito mantra: “portateli a casa vostra!”.  E naturalmente non può mancare il consueto carosello di bufale e leggende metropolitane: zingari rapitori di bambini, zingari nelle ville, zingari carichi d’oro con la mercedes, e via così.

Una volta scacciati gli invasori (sei), coi loro temibili carrellini e fagotti, è forse tornata la quiete? Non sia mai, il gruppo non allenta la vigilanza. I più solerti continuano a postare foto di ignoti di pelle scura, che potrebbero essere rom pronti a riaccamparsi, posti sotto i riflettori specialmente se rovistano nei cassonetti, dove i bravi residenti che pagano le tasse hanno appena gettato i propri scarti, ma perché vadano in discarica, non certo perché servano ad altri “fannulloni che in realtà sono ricchissimi ma è nella loro cultura vivere così!”.

Ce n’è abbastanza per parlare di deriva razzista, di terreno fertile per gruppuscoli neofascisti e xenofobi? A noi pare di sì, ed esistono autorevoli studi in proposito (ad esempio “Web Nero” di Manuela Caiani e Linda Parenti) che hanno individuato nei gruppi “identitari” di piccole comunità locali, nati come archivio di foto d’epoca e nostalgici ricordi, il veicolo ideale di fake news razziste e propaganda di estrema destra.

A togliere ogni dubbio, alla fine, arrivano pure le epurazioni. Fuori chi ha espresso dissenso rispetto al linciaggio finora solo virtuale dei rom, perché all’amministratore del gruppo hanno “scartavetrato le palle…”, e visto che la maggioranza “non tollera i rom e il loro modo di vivere”, e lui con loro, i dissidenti che hanno “passato il limite” vengono semplicemente bannati. Così adesso il gruppo avrà una voce sola, che passerà come quella del quartiere verso la stampa che sempre più spesso attinge a Facebook per le pagine di cronaca.

Abbiamo provato a segnalare il problema all’amministrazione del quartiere e in particolare al presidente Pierguidi, membro per lo più silente del gruppo. Caro rappresentante di un’istituzione figlia della Costituzione, intendi rimanere in questa comunità di fascio-razzisti “a loro insaputa”? Perché non intervieni quando leggi certe bestialità? Perché rispondi solo a chi vuole lo sgombero e non a chi è sconcertato dai nostalgici del nazismo? Perché non prendi una posizione, magari di sinistra, invece di ripetere il ritornello della legalità?

Per ora abbiamo ottenuto solo indifferenza e risposte evasive, quando non offensive e piccate. Si vede che la priorità unica del Pd è mantenere il consenso, e il consenso, di questi tempi, si pesca a destra.

* direttrice de l’Altracitta – giornale delle periferie