Ci sono i baci rubati e anche le immagini rubate. Ogni bravo regista è anche un ladro. Io sono bravo. E quindi sono un ladro, ma per amore.

Molti miei film sugli esseri umani nascono da un saluto: un semplice “ciao” può spalancare le porte della conoscenza dell’altro e può fare nascere un’amicizia.

Così è stato con Monica: ci siamo salutati, semplicemente. Monica deve convivere con un dolore lancinante, la perdita di una figlia in giovane età. Questo lutto l’ha portata sul terribile sentiero dell’alcolismo. Ogni tanto le capita di finire in un ospedale psichiatrico come a noi può capitare di finire in un resort. Solo che lei è costretta ad andarci per curarsi dal suo demone.

Un giorno mi chiama al telefono e mi dice: “Riccardo, sono finita un’altra volta in un ospedale psichiatrico, vieni a trovarmi“. Colgo l’occasione per chiederle se posso portare la videocamera e farle un altro videoritratto (questo è il secondo che le ho dedicato, il primo è già stato pubblicato tempo fa), e lei mi risponde: “Non c’è problema, ora chiedo al direttore, ma vedrai che dice di sì”.

Mi fido di lei. Forse fingo di fidarmi di lei pur di fare il mio film. Quindi mi presento alla portineria dell’ospedale psichiatrico con videocamera e cavalletto in bella vista e mi fanno passare senza chiedermi niente. La raggiungo in camera e inizio a registrare, poi la filmo anche nel parco dell’ospedale psichiatrico, e torniamo nella sua stanza per finire il film. A un certo punto entra un signore e mi chiede di esibire il permesso per fare le riprese, rispondo che la mia amica Monica mi aveva rassicurato che potevo filmarla.

Mi portano dal direttore, come quando a scuola finivo in presidenza per le mie marachelle. Il direttore si arrabbia, mi fa un pistolotto, mi chiede i documenti che ho dimenticato a casa, e allora si segna il mio nome e cognome su un foglietto e mi invita ad andarmene. Faccio finta di fare la faccia contrita, ma dentro di me sono felice: ho fatto il mio film. E non mi sequestrano il materiale.

Per me filmare un essere umano non è un gioco, significa salvarlo dall’oblio. Significa raccontare un volto, una storia e sento che è un progetto fondamentale, sento che ha senso quello che faccio, sento che quello che mi muove è solo l’amore. Non ci guadagno nulla economicamente. E anche se sono un ladro di immagini so di essere bravo e solo questo conta: fare un bel film.