“Ogni volta che si avvicina il momento delle elezioni riesplode la polemica sui migranti“. Ma le accuse alle ong per i presunti contatti con i trafficanti di uomini sono solo “una grande cortina fumogena“. Parola del viceministro degli Affari esteri e della Cooperazione internazionale Mario Giro, che, interpellato dall’agenzia Dire, invita anche a non dimenticare alcune decisioni prese in passato da esponenti degli stessi partiti che oggi attaccano le organizzazioni non governative. In particolare Roberto Maroni, da ministro dell’Interno del governo Berlusconi, firmò un decreto con cui concedeva il permesso di soggiorno temporaneo ai migranti arrivati in Italia con l’obiettivo di proseguire verso la Francia e altri Paesi dell’area Schengen. Correva l’anno 2011 e l’attuale governatore della Lombardia, ricorda Giro, fornì “65mila carte di identità” a migranti tunisini. Scatenando le proteste dell’allora ministro degli Interni francese Claude Guéant. “In quel periodo l’Italia chiudeva gli occhi, e lasciava che i migranti se ne andassero indisturbati verso i paesi del Nord: siamo tutti corresponsabili”.

Secondo il viceministro “l’allarme lanciato da Frontex su presunti movimenti sospetti lungo la rotta dei migranti” è appunto “solo una grande cortina fumogena dietro cui nascondere il suo progressivo disimpegno nel Mediterraneo”: “Frontex si sta proteggendo, ha cambiato strategia: le sue imbarcazioni si sono allontanate dalla zona di ricerca, e questo fa sì che in caso di necessità debbano intervenire le navi della Guardia costiera italiana o quelle delle ong. Il governo ha pertanto chiesto di condividere almeno le spese del soccorso“. Frontex però non agisce di sua iniziativa, è un’agenzia dell’Unione euroepa… “Certo – risponde il viceministro – ma come sappiamo l’Ue non ha una politica comune su questo tema”, inoltre le recenti accuse “sono anche funzionali ai paesi che sono contrari ad adottarne una, in particolare quelli dell’Est”.

Per Giro l’importante “è spegnere le polemiche che si prestano alla strumentalizzazione politica, anche se ormai il danno è fatto. Come ha chiesto il ministro Alfano, facciamo lavorare i giudici. Ad ora dall’inchiesta non è emerso nulla, aspettiamo i fatti prima di lanciare accuse”. Nel merito, una soluzione più rapida potrebbe invece essere l’adozione di Corridoi umanitari sul modello di quelli proposti da Sant’Egidio, Chiese evangeliche e Tavola Valdese, a cui già la Francia ha detto sì il mese scorso per l’arrivo di 500 profughi siriani: “Anche Spagna, Germania e Polonia stanno valutando di attivarli” precisa. D’altronde questo sistema consente l’identificazione e la selezione dei migranti prima che raggiungano l’Europa, “e con un percorso di integrazione già avviato”.

A monte, serve una politica bipartisan europea, di lungo periodo, che guardi ai paesi d’origine dei migranti, “perché non vanno fermati in mare, ma a terra, prima che partano. Ma non in Libia, dove non c’è alcun rispetto dei diritti umani. Il governo sta lavorando per stabilizzare la Libia, ma ci vuole tempo. E’ stato già siglato un accordo con il Niger, io sono stato in Ciad, ora stiamo lavorando con Senegal e Costa d’Avorio e stiamo per aprire un’ambasciata in Guinea. Ci sono risultati? Ancora no. Ma è normale, sono processi che richiedono tempo”.