Era nato con l’intento di far conoscere la geologia italiana. E consentire così un’adeguata prevenzione degli esperti contro alluvioni, frane e terremoti che flagellano il Paese. Ma a distanza di quasi 30 anni dal suo avvio e nonostante gli 81 milioni di euro già spesi, il progetto Carg (Cartografia Geologica) è incagliato al 40% del totale, e non copre nemmeno le zone del Centro Italia più a rischio, salite tragicamente alla ribalta della cronaca. “Le aree delle regioni Umbria, Marche e Lazio colpite dai recenti terremoti iniziati il 24 agosto 2016 non sono coperte da cartografia geologica Carg – inizia quest’anno il foglio ‘Norcia’ con fondi regionali – così come l’area nella quale si è verificata la tragedia dell’hotel Rigopiano”, ha ammesso il ministro dell’Ambiente, Gian Luca Galletti, rispondendo a un’interrogazione presentata dal deputato di SI-Possibile Andrea Maestri. Il parlamentare aveva denunciato i ritardi, con la realizzazione di soli 255 fogli geologici su 652. “In un Paese in balia degli eventi naturali, con centinaia di morti e migliaia di persone senza casa e senza certezze lavorative, è una mancanza intollerabile e inaccettabile”, ha accusato.

Iniziativa necessaria Il progetto, avviato nel 1988, “prevede la realizzazione dei fogli geologici e geotematici alla scala 1:50.000 per la copertura dell’intero territorio nazionale” e la “realizzazione di una banca dati dalla quale poter ricavare carte geologiche e geotematiche di maggiore dettaglio per l’utilizzo del dato cartografato in molteplici applicazioni”, si legge sul sito dell’Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale (Ispra). Nel dettaglio, Galletti ha spiegato che questi strumenti servono per tutto ciò che riguarda la prevenzione: “Interventi urgenti per la riduzione del rischio idrogeologica, attività istruttorie per le Valutazioni di impatto ambientale (Via) e Valutazioni ambientali strategiche (Vas) richieste all’Ispra dal Ministero dell’Ambiente e la microzonazione sismica”. Da qui l’ammissione che “la prosecuzione del progetto Carg rappresenterebbe per lo Stato un investimento in prevenzione e pianificazione a fronte di un impegno economico assolutamente irrisorio rispetto ai benefici ottenibili”. Non solo. La situazione è complicata anche per le parti già portate a compimento: dei 255 fogli geologici avviati solo 157 sono stati stampati, e usati al pieno delle potenzialità dagli esperti, mentre altri 58 sono pronti per la stampa. “Ma mancano le risorse economiche necessarie”, ha scritto il ministro nella risposta all’interrogazione. 33 fogli sono in allestimento per la stampa, 6 hanno concluso il rilevamento e solo uno è ancora in corso di rilevamento.

Promesse tradite – Eppure il progetto era stato lanciato con una idea di ampio respiro: circa 60 le strutture interessate, tra Regioni e Province autonome, istituti del Cnr, dipartimenti universitari. Complessivamente almeno 1300 operatori impiegati. Questo dispiegamento di forze appartiene però al passato: gli ultimi stanziamenti risalgono al 2004 e all’orizzonte non si scorgono iniziative concrete per rivitalizzare il Carg. E dire che negli anni non sono mancati appelli della comunità scientifica per sbloccare la situazione. L’Accademia dei Lincei, la Federazione italiana scienze della terra, il Consiglio nazionale dei geologi, e anche l’Ispra hanno fatto sentire la loro voce, chiedendo ai partiti di provvedere al completamento del progetto. Dal Governo in carica, tuttavia, è arrivato un generico impegno per “stanziare, nel primo provvedimento utile, le risorse necessarie per avviare il completamento di una cartografia geologica moderna”. Ma Maestri, dati alla mano, ha replicato: “Le opportunità di finanziamento non sono mancate. Il governo, nell’ultimo bilancio previsionale del 2017, invece di stanziare risorse aggiuntive per gli interventi per la tutela del territorio, ha apportato ingenti e incomprensibili tagli, come la riduzione di 44 milioni di euro al Fondo per la prevenzione del rischio sismico e 9 milioni al Fondo delle emergenze nazionali, oltre alla diminuzione di ben 71 milioni di euro, passando da 454,3 a 382,4 milioni, delle risorse alla Protezione Civile”.

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