Le ferite sul volto, il borsello ritrovato, i suoi contatti misteriosi e i biglietti degli ultras nel loculo. Ci sono dei sospetti sul suicidio di Ciccio Bucci, l’ex ultras diventato collaboratore della Juventus e che si è buttato da un viadotto a Fossano (Cuneo) il 7 luglio 2016, giorno dopo l’interrogatorio davanti alla Direzione distrettuale antimafia nel corso dell’inchiesta “Alto Piemonte”. La meccanica del gesto è certa, una caduta in verticale descritta dai testimoni e compatibile con le fratture, ma i dubbi rimangono sulle ragioni. Per questi motivi venerdì mattina l’avvocato Paolo Verra ha depositato alla procura cuneese un’istanza chiedendo la riapertura dell’indagine sulla morte di Bucci. “Prende corpo in modo consistente l’ipotesi che il Bucci sia stato aggredito e selvaggiamente picchiato prima di compiere l’insano gesto”, sostiene il legale. L’inchiesta della procura di Cuneo si è conclusa con una richiesta di archiviazione accolta dal giudice per l’indagine preliminare. Gli accertamenti, però, sono stati minimi rispetto agli approfondimenti fatti dalla Squadra mobile della Questura di Torino per conto della Direzione distrettuale antimafia, approfondimenti che disegnerebbero uno scenario diverso che non dà conforto all’ex compagna di Bucci, Gabriella Bernardis.

A sollevare i dubbi della donna sono innanzitutto le ferite al volto di Bucci: tumefazioni ed escoriazioni sulla parte sinistra della faccia e un taglio dall’attaccatura del naso, sul lato destro, che solca la fronte in obliquo. Secondo un medico interpellato dalla famiglia non sono lesioni causate dalla caduta in verticale su un prato senza arbusti e alberi. Il taglio, poi, “pare con tutta probabilità essere stato provocato dagli occhiali”. Ma gli occhiali sono stati ritrovati interi e sporchi di “materiale organico e sopracciglia” all’interno dell’auto. Ciò vuol dire una cosa: quelle ferite sul volto c’erano già prima della caduta.

Un elemento che ha rafforzato il dubbio è la vicenda legata al borsello dell’ex ultrà, “dal quale ‘Ciccio’ Bucci non si separava mai”. La polizia, al momento dei rilievi dopo il suicidio, non lo ha trovato all’interno dell’auto (una vettura della Juventus assegnata come benefit lavorativo a Bucci) con gli altri oggetti personali e non risulta dalle fotografie. Né l’hanno trovato i dipendenti del club quando hanno riottenuto il veicolo e lo hanno ripulito. Eppure quel borsello è stato consegnato dal security manager della società, Alessandro D’Angelo, alla Bernardis alcuni giorni dopo la morte dell’uomo. Interrogato dai pm della Dda, D’Angelo ha affermato di averlo trovato nell’auto, un fatto “particolare ed inquietante”, scrive l’avvocato. Non va taciuta un’anomalia”, scrive l’avvocato Verra: la mattina del suicidio i server per le intercettazioni sono saltati e non sono state registrate le ultime telefonate di Bucci, rendendo difficile la ricostruzione delle ultime ore di vita.

Alcuni suoi contatti, però, sono noti. Il legale chiede alla procura di Cuneo di acquisire gli atti della Dda torinese da cui emergono le relazioni con presunti esponenti della ‘ndrangheta, Saverio Dominello e suo figlio Rocco, attualmente imputati per associazione a delinquere di stampo mafioso e tentato omicidio nel processo “Alto Piemonte”. Sono emersi poi il collegamento con “Gestore”, un agente dell’Aise (di cui Bucci era una fonte), e con un agente della questura di Torino. Infine ci sono i rapporti con i vecchi compagni di curva Sud, come Salvatore Cava, braccio destro del leader dei “Drughi” guidati da Dino Mocciola, capo ultrà (sorvegliato speciale) che avrebbe aggredito Bucci nel 2013, prima del suo allontanamento temporaneo da Torino. Molti ultras erano anche presenti al funerale e hanno inserito dei bigliettini nel loculo prima della chiusura. Bigliettini che hanno suscitato la curiosità dell’ex compagna di Bucci. Per questo l’avvocato chiede anche la riapertura del loculo.