“Che cosa devo a Trump? Un grazie per il suo supporto pieno di buone intenzioni, ma poco diplomatico”. A parlare è Amanda Knox – prima condannata e poi assolta definitivamente per l’omicidio di Meredith Kercher – in un lungo intervento apparso ieri sul sito del Los Angeles Times. Un grazie sì, ma non un voto. A novembre infatti la Knox ha dato la sua preferenza alla candidata Hillary Clinton, attirandosi le critiche del tycoon, che si sarebbe detto “molto contrariato“, come ha riportato il New York Times in un articolo apparso lo scorso 14 aprile. “Donald Trump mi è stato vicino durante la peggiore crisi e durante il momento più vulnerabile della mia vita, difendendo la mia innocenza quando ero sotto processo in Italia per omicidio. Gli devo la mia lealtà?”. La risposta lunga e articolata è stata negativa. In questo modo la studentessa americana risponde alle accuse di “ingratitudine” verso il presidente statunitense, che l’aveva pubblicamente difesa durante il processo per l’omicidio della studentessa inglese a Perugia, avvenuto dieci anni fa.

“L’ipotesi di boicottare l’Italia, seppure motivata da buone intenzioni, alla fine è riuscita solo ad amplificare sentimenti anti-americani in aula” scrive la Knox, che accusa Trump di applicare un doppio standard: “Io meritavo di essere considerata innocente fino a prova contraria, ma ha subito condannato i cinque di Central Park, colpevoli fino a prova contraria”. Il riferimento è a cinque ragazzi di colore condannati per errore nel 1989 per lo stupro di una donna a Central Park, scagionati poi dalla prova del Dna, per i quali Trump aveva chiesto espressamente la pena di morte. Amanda Knox sottolinea più volte il fatto di non condividere i valori e il programma politico del nuovo Presidente. “Il messaggio era chiaro: Trump mi ha difesa in passato, come oso non difenderlo adesso? Non importa che Trump non condivida i miei valori. Se non lo appoggio pubblicamente, almeno potrei tenere per me i miei capricci di sinistra. Ecco, questa convinzione è pericolosa ed è antidemocratica. Se una persona mi sostiene non deve essere per la mia fede politica o identità, bensì per la convinzione che sono innocente, e allo stesso modo il mio voto si basa sui meriti politici, non sulla lealtà personale“.