La Ragioneria dello Stato ha fornito parere negativo sulla costituzione del fondo per il salario accessorio dei dipendenti di Roma Capitale, “costituito e distribuito in difformità delle normative vigenti”. Una grana non indifferente per la giunta guidata da Virginia Raggi, che solo il 19 aprile aveva annunciato il rinnovo del contratto decentrato attraverso l’implementazione del fondo fino a quota 157 milioni di euro.

L’atto – che IlFattoQuotidiano.it ha potuto visionare – è stato illustrato (ma non fornito) ai segretari sindacali nel pomeriggio di mercoledì dal delegato al Personale, Antonio de Santis. Oltre a vari aspetti tecnici e burocatici, come l’assenza del parere dell’Avvocatura dello Stato, l’Ente governativo in sintesi contesta una parte dei criteri con cui il salario accessorio viene assegnato, affermando che la parte variabile legata alla produttività è troppo estesa rispetto alla parte fissa. Il documento è stato inviato per conoscenza anche all’Oref e alla Corte dei Conti. “Con il Ministero dell’Economia e delle Finanze – ha spiegato De Santis – esiste una normale interlocuzione tecnica sul tema del salario accessorio dei lavoratori comunali che prosegue da mesi e della quale fa parte anche la comunicazione inviataci di recente dalla Ragioneria generale dello Stato. Tale comunicazione contiene osservazioni che verranno certamente superate, legando l’erogazione del salario ai piani di razionalizzazione della spesa adottati da Roma Capitale”.

L’episodio viene minimizzato dall’ufficio stampa del Campidoglio, che parla di “normali rilievi resi all’iterno di una interlocuzione continua”. La cosa, tuttavia, preoccupa i rappresentanti sindacali, secondo i quali se la sindaca e l’assessore Andrea Mazzillo dovessero decidere di ignorare le contestazioni, il Ministero Economia e Finanze potrebbe addirittura arrivare a chiedere di bloccare l’erogazione del salario accessorio, danneggiando i 24.000 dipendenti capitolini che si ritroverebbero anche 300-400 euro in meno sulla busta paga come avvenuto per motivi simili durante l’amministrazione Marino. “Non vorremmo – spiega Marco Milani, segretario Ugl – che questo nuovo contratto altro non sia che un enorme spot pubblicitario per le parti firmatarie e che ai dipendenti, come accaduto in passato, possano essere paventate restituzioni di somme indebitamente percepite”.

L’ “IDEA INNOVATIVA” – L’idea dell’amministrazione comunale era quella di “premiare i lavoratori in base ai risultati conseguiti dal loro dipartimento” e non più solo per le performance individuali. “È una soluzione innovativa – aveva spiegato De Santis, proprio a IlFattoQuotidiano.it il 19 aprile – che permette di legare il contratto ai servizi resi al cittadino, così da poter distribuire il salario accessorio in maniera trasparente”, facendo ritornare le buste paga ai livelli pre-Marino con un aumento medio che poteva raggiungere anche i 100 euro. Fu proprio l’ex sindaco, dopo i rilievi del Mef, a chiedere all’allora vicesindaco Luigi Nieri di creare un nuovo contratto che eliminasse i “premi a pioggia” per ridistribuire meglio la parte variabile. L’accordo unilateriale, complice anche la guerra con i sindacati, finì per essere un pastrocchio per il quale i lavoratori comunali viaggiarono per un anno e mezzo con detrazioni in buste paga, situazione a cui posero rimedio prima il commissario Francesco Paolo Tronca e poi, a novembre scorso, proprio la giunta Raggi. Ora bisognerà capire come l’amministrazione M5S ha intenzione di uscire dall’ennesima impasse.

VIGILI SUL PIEDE DI GUERRA – Le contestazioni della Ragioneria, tra l’altro, non sono l’unica grana sul tema del Personale, in questo momento. Dopo mesi di attesa, i vigili urbani sono sul piede di guerra e possono rischiare di far saltare di nuovo il tavolo. Lo dice chiaro e tondo proprio il sindacalista Milani: “Nel contratto proposto – spiega – non c’è stato alcun riconoscimento specifico delle responsabilità, dei rischi e delle delicate mansioni degli agenti di Polizia Locale, né si arriva a distinguere chi rischia tutti i giorni nel contrasto a degrado e criminalità diffusa rispetto al resto degli impiegati capitolini. Tra l’altro, questa bozza di accordo smembra di fatto la scuola del Corpo di Polizia, trasformandola in una sorta di accademia dei dipendenti comunali”.