Il Giro d’Italia è passione e condivisione. Io e il vignettista Fabio Vettori, distanti chilometri ma uniti dalla passione per la Corsa Rosa, proveremo a raccontarla in parole e vignette.

Il Giro d’Italia fa 100. Cento edizioni è un traguardo storico per qualsiasi manifestazione ma ripensando alla prima di queste, quella del 1909, non è facile rendersi conto di quanto sia cambiato nel tempo. Il Giro è cresciuto in tutto ma senza perdersi nelle cifre, basta ricordare quel 100 associato al claim che suona come tante cose. Amore infinito! Amore: per lo sport, per la bicicletta, per il territorio, per il popolo, per la storia del nostro Paese. Infinito: misura indefinita di una passione indefinibile, per me, e per chi, ogni anno aspetta questa corsa in modo sempre diverso, con aspettative e motivazioni diverse. Che ti piaccia il percorso, che il tuo campione sia il favorito o partecipi solo per concludere la corsa, perché passa sotto casa tua o da un luogo che ami. Infinito, poi, è anche un augurio, che possa continuare ancora, per altri 100 anni e ancora oltre.

Gli anni che non abbiamo vissuto sono arrivati fortissimi a noi con le storie dei grandi, grandissimi campioni, le rivalità, i record, le lacrime, di gioia e di dolore. Tante altre arriveranno sin da questa edizione sicuramente celebrativa che ha già il merito di toccare 16 regioni italiane su 20 (e le due isole principali che non è poco) senza vendersi all’estero per mera operazione commerciale.

Sarò di parte perché questo Giro, forse, più di così non poteva venirmi incontro: viene nella mia regione, il campione in carica è un siciliano, Vincenzo Nibali, che è tra i favoriti. Per fare di più doveva passare da Santa Croce Camerina, il mio paese, e avere ai nastri di partenza il ragusano della BMC Damiano Caruso tra i pretendenti al podio. Chissà che ciò non avvenga nei prossimi anni. Ecco, il fantasticare, l’aspetto gioioso che trasmette una corsa che per quasi un mese attraversa un Paese è ciò che crea il legame col tifoso. Armati di mappe, tabelle, speciali, il “Garibaldi” si ipotizzano arrivi, fughe, vittorie, secondi guadagnati e persi finché la strada non dirà la sua. Chi sulla strada ci va, invece, cerca il tornante dove vedere meglio uno scatto, il traguardo volante dove assistere a uno sprint, ma anche il rifornimento dove potersi appropriare di una borraccia scagliata ai bordi della strada. Cimeli preziosi, ricordi ed emozioni che, finita la corsa, servono a spargere passione, l’ingrediente base del ciclismo e del Giro d’Italia.

Tornando a questa edizione, ormai ci siamo, domani 5 maggio si parte da Alghero, le tre tappe sarde saranno forse meno sentite da parte dei sardi stessi, orfani del loro campione, Fabio Aru. Una disdetta per l’Astana che eleggerei a squadra del cuore, a prescindere. Sono certo che sarà il team più amato, di un amore infinito oserei dire. Non parlo di certo dell’assenza di Aru, ma la perdita di Michele Scarponi è e sarà un dolore infinito. La squadra kazaka ha fatto una scelta giusta, nessuno sostituisce Scarponi, capitano designato che avrebbe avuto il numero 21. Si corre con un uomo in meno! Questo almeno sulla strada, quella strada che ha dato tanto allo Scarponi ciclista ma che ha sottratto in maniera tragica il marito, il padre alla sua famiglia e l’amico, il più simpatico, il migliore, al gruppo. Non sulla strada, ma in gruppo, Michele Scarponi ci sarà ogni giorno, perché l’amore infinito è anche quello che fa male e non si può dimenticare.

Vignette di Fabio Vettori https://www.fabiovettori.com/