Archiviare l’indagine su quarantaquattro giovani antagonisti e anarchici accusati di devastazione. È la richiesta avanzata dalla procura di Milano che vuole quindi chiudere l’inchiesta sulla guerriglia urbana andata in scena a Milano il primo maggio del 2015. Quel giorno, infatti, si apriva l’Esposizione Universale ma durante il corteo No Expo una vera e propria guerriglia urbana nel centro meneghino: undici rappresentanti delle forze dell’ordine erano rimasti feriti.

Insieme alle archiviazioni i pm Alberto Nobili e Piero Basilone hanno chiesto il processo per quattro anarchici greci e un italiano latitante. L’indagine sugli scontri avvenuti nel capoluogo lombardo che ha portato finora anche a 4 condanne. In particolare, nel giugno del 2016 il giudice ha condannato a 3 anni e 8 mesi Andrea Casieri con la concessione delle attenuanti generiche e per i reati di devastazione e incendio, resistenza a pubblico ufficiale e travisamento. Edoardo Algardi e Niccolò Ripani sono stati condannati, invece, rispettivamente a 2 anni e 2 mesi e a un anno e 8 mesi (pena sospesa) per il solo reato di resistenza, mentre per loro è caduta l’accusa principale di devastazione. Assolto, invece, da tutte le accuse, compresa la devastazione, Alessio Dall’Acqua, per il quale è stata revocata la misura degli arresti domiciliari.

A rovinare il giorno dell’inaugurazione dell’Expo erano stati più di 500 black bloc, non solo stranieri: si erano mescolati ai manifestanti No Expo, dopo che il corteo era partito da un’oretta. Avevano agito nascosti da cappucci e caschi, armati di bastoni. Dopo la loro azione devastatrice e senza controllo, che le forze dell’ordine hanno cercato di contrastare usando idranti e sparando circa 400 lacrimogeni, si sono spogliati dei loro abiti neri, li hanno lasciati sull’asfalto e si sono dispersi tra la folla per non essere riconoscibili.