Una figuraccia internazionale. E ora è caccia ai responsabili, sia all’esterno sia all’interno della pubblica amministrazione. Il Nuovo Centro Congressi di Roma, meglio conosciuto come “Nuvola di Fuksas”, è stato traslato di 2 metri rispetto al punto esatto in cui sarebbe dovuto sorgere, sfondando così il muro ideale e invadendo il marciapiede su viale Europa. Un “inconveniente tecnico” che probabilmente costerà solo qualche centinaio di migliaia di euro ai cittadini romani e il sacrificio del restringimento della strada. Resta il danno d’immagine però, che è gigantesco, anche perché nessuno ha ancora dimenticato gli oltre 9 anni trascorsi dalla posa della prima pietra fino all’inaugurazione – avvenuta il 29 ottobre 2016 –413 milioni di euro di costi complessivi (ma secondo Eur Spa sono 353 milioni + Iva) contro i 275 milioni inizialmente preventivati, le 12 varianti intervenute, le inchieste della Corte dei Conti tuttora in essere e i 4 edifici di pregio “svenduti” a meno di 2.000 euro al metro quadro, operazione necessaria affinché fosse possibile ottenere la liquidità necessaria per far ripartire il cantiere.

DI CHI SONO LE RESPONSABILITÀ? – Due metri in un cantiere del genere non sono certamente pochi. Va specificato che l’errore non va per nulla a minare la stabilità dell’edificio, né questo ha subito aumenti di cubatura: semplicemente è come se fosse stato preso e spostato due metri più in là. Come è potuto accadere? Eur Spa – l’Ente partecipato al 90% dal Ministero dell’Economia e al 10% dal Comune di Roma, che è anche il committente – e il Dipartimento capitolino ai Lavori Pubblici hanno aperto già da alcune settimane un tavolo ad hoc, ma pare che tutto sia nato da uno sbaglio nell’individuazione di quello che in architettura si chiama “punto zero”, ovvero il punto dove posizionare l’ipotetico compasso ed iniziare a realizzare l’edificio: parliamo di fatti che risalgono al 2008, poco dopo l’apposizione della prima pietra.

Partendo da questo elemento, bisognerebbe capire se si è trattato di un errore di progettazione, dunque a carico dello Studio Fuksas, o di esecuzione dei lavori, quindi in capo alla società Condotte Spa. IlFattoQuotidiano.it ha contattato lo studio romano guidato da Massimiliano Fuksas – a cui l’Autorità Vigilanza Contratti ha contestato nel 2014 l’esosità di una parcella di 19.9 milioni e che successivamente è stato escluso dalla direzione artistica dell’opera – ma attraverso il suo ufficio stampa l’architetto ha spiegato di “non voler al momento rilasciare dichiarazioni”. E’ andata meglio con la società appaltatrice, che fa sapere: “Abbiamo eseguito l’opera in conformità al progetto di contratto e alle varianti che di volta in volta ci venivano richieste, rispettando tutte le indicazioni che esso conteneva e le disposizioni impartite”. Tradotto: ci dicevano quello che dovevamo fare, e noi lo facevamo pedissequamente.

L’INDAGINE INTERNA E I RIMEDI – Ovviamente anche la pubblica amministrazione dovrà farsi carico dell’ennesima sventura di questa opera, voluta dal sindaco Francesco Rutelli e avviata dal suo successore, Walter Veltroni. L’Ente Eur Spa si è potuto accorgere soltanto nelle ultime settimane, ben dopo la data dell’inaugurazione, di quello che era accaduto e solo dopo sono iniziati i contatti con gli uffici capitolini competenti sul da farsi. Proprio ad Eur Spa facevano capo i dirigenti e i direttori dei lavori che avrebbero dovuto controllare quanto avveniva in cantiere. Ed è a loro che la società governativa potrebbe rifarsi per un eventuale danno erariale: a quanto apprende IlFattoQuotidiano.it da fonti qualificate, infatti, non è escluso che possa essere aperta presto un’indagine interna legati ai costi effettivi per la risistemazione di viale Europa – non dovrebbero superare i 200-300mila euro – e, soprattutto, ai danni d’immagine derivanti dalla “figuraccia” mondiale.

Non ci sarebbero problemi, invece, rispetto alla paventata “interruzione della visuale prospettica” dall’Archivio Centrale di Stato della Basilica dei Santi Pietro e Paolo. L’iniziativa di Eur Spa, qualora confermata, sarebbe tra l’altro in linea con le parole dalla sindaca Virginia Raggi, pronunciate il giorno dell’inaugurazione, la quale fra i fischi degli intervenuti ha detto senza mezzi termini che “non bisogna dimenticare i ritardi e i costi lievitati a dismisura, tali che non si riesce neanche a quantificarli”. Cosa accadrà ora? Escluso qualsiasi intervento sull’edificio, è probabile che si sceglierà di restringere la sede stradale di viale Europa, lasciando intatto il marciapiede, anche se per il momento dall’ufficio stampa dell’assessore capitolino Luca Montuori spiegano che “gli uffici stanno lavorando per trovare una soluzione”.

INTERROGAZIONE PARLAMENTARE – La vicenda della Nuvola, come detto, non riguarda solo i romani, visto che il 90% della somma è stata messa dal Governo nazionale, dunque da tutti gli italiani. A breve, sull’argomento, verrà chiamato a relazionare il ministro del Tesoro, Pier Carlo Padoan, su input del capogruppo alla Camera di Fratelli d’Italia, Fabio Rampelli, che sta per presentare un’interrogazione parlamentare. “Vogliamo vederci chiaro – ha dichiarato il deputato – la nuvola non vola ma si sposta, è nata male e sta finendo peggio”.