Vis-à-vis a Otto e Mezzo (La7) tra il giornalista de Il Fatto Quotidiano, Andrea Scanzi, e l’ex direttore de Il Corriere della Sera, Paolo Mieli. Quest’ultimo, a commento dell’analisi di Scanzi sulle primarie Pd, gli lancia una provocazione: “Dici che Emiliano e Orlando non erano pesi massimi, ma il congresso lo hanno chiesto loro. Se c’erano in campo un Lenin o Che Guevara, perché non si sono presentati? Mica è stato posto un divieto”. E aggiunge: “Scanzi e il suo giornale lancino, da qua a 4 mesi, un’idea di primarie di sinistra, che coinvolgano Pisapia, Articolo 1 di Bersani e D’Alema, il Partito Comunista di Marco Rizzo, Rifondazione, Civati, Anpi e sindacalisti, così vediamo quanta gente portano ai gazebo e soprattutto avremo due partiti: quello vituperato di Renzi e il partito di questi che sanno come si convocano operai e contadini“. “Deluderò Mieli, ma nel mio futuro non c’è l’organizzazione di gazebo e primarie” – replica Scanzi – “Mi fa molto sorridere che Mieli, quando parla di Pd, usa ancora l’immagine di forza di sinistra. Penso che sia rimasto l’unico. Io invece utilizzerei l’immagine di un centrosinistra tendente molto alla destra. Cinque mesi fa c’è stato il tracollo referendario per Renzi e tutti gli altri. La tendenza di molti giornalisti e di molti renziani è quella di far finta che non sia successo nulla. Questo può valere per chi è andato ieri a votare per le primarie, ma non per il restante elettorato”. E sottolinea: ” Ieri non ha tanto vinto Renzi, che ha comunque il suo partito forte con il 25-30%, ma ha vinto un po’ il centrodestra e un po’ il M5S. Il primo perché alle prossime elezioni, male che vada, parteciperà al grande inciucio Renzi-Berlusconi con un bel nuovo Patto della Nazione, al fine di frenare i 5 Stelle. Dall’altra parte, il calo dei votanti è anche testimoniato dal fatto che a queste primarie gli elettori del M5S se ne sono allegramente fregati. A quelle precedenti qualcuno andava a votare Vendola, qualcun altro Civati, mentre in questa occasione il M5S non ha trasformato le primarie in un referendum pro o contro Renzi, perché, finché c’è Renzi, il M5S cresce