Due visioni a confronto su sviluppo, start up e tecnologia. Da una parte Davide Casaleggio, figlio del co-fondatore del M5S Gianroberto Casaleggio e presidente dell’associazione Rousseau. Dall’altra il ministro dello Sviluppo Economico, Carlo Calenda. “Nel 2016 sono stati investiti 160 milioni di euro da Venture Capital nelle start-up in Italia: una cifra che non ci permette di competere”, ha sottolineato Casaleggio, nel corso del convegno “Internetday. Uomini, robot e tasse: il dilemma digitale” (organizzato da Agi e Censis), a Roma. Casaleggio ha spiegato come nello stesso anno la Gran Bretagna abbia invece investito 3,2 miliardi, la Francia 2,7 e la Germania 2 miliardi: “Non possiamo permetterci di avere questo gap in termini di investimenti”. 

Calenda, invece, ha rivendicato: “Quando sono arrivato al Mise c’erano incentivi a bando che definivano settori di specializzazione: si sono accumulati 7,5 miliardi di fondi non spesi, i primi 2,5 li ho cancellati”. Il ministero ha messo invece in campo, “un potente piano di incentivi fiscali automatici”, ha aggiunto Calenda. Per poi stuzzicare lo stesso Davide Casaleggio, dopo il suo intervento: “Ha dato numeri reali sulle start up su cui bisogna lavorare e ha evidenziato la necessità di joint venture su capitali. Ma, visto che ha competenza tecnica, sarebbe stato avere una proposta che sia più elaborata rispetto a ‘dobbiamo investire di più”. 

Casaleggio ha invece concluso il suo intervento parlando di “intelligenza collettiva” e rivendicando i risultati della piattaforma Rousseau: “Oggi in Italia abbiamo un unicum al mondo: Rousseau ha permesso di creare un’attività di intelligenza collettiva che non era mai stata fatta prima da un movimento politico, consentendo on line di elaborare programmi e di scegliere i candidati”. E ancora: “Abbiamo 800 proposte di legge di cittadini, di cui 14 sono state presentate in Parlamento”.