Se gli elettori dem dovessero scegliere il prossimo segretario dal dibattito andato in onda ieri sera su SkyTg24 tra Matteo Renzi, Andrea Orlando e Michele Emiliano, forse domenica dovrebbero votare per Fabio Vitale. Sì, perché il giornalista che è stato chiamato a moderare il confronto tra los tres caballeros del Partito Democratico se l’è cavata egregiamente, risultando il più efficace di un confronto loffio, noioso al limite del colpo di sonno. Chi si sorprende della puntigliosa professionalità di Vitale, forse non è un assiduo spettatore di SkyTg24, visto che il Nostro è il secchione del canale all news di Murdoch: tra colleghi assai brillanti e/o figaccioni, Vitale si è ritagliato lo spazio del primo della classe, del precisino, professionale fino alla mania, compito.

È il figlio che tutte le mamme vorrebbero e si vede anche dal taglio di capelli sin troppo tradizionale, che lo fa sembrare molto più vecchio dei trent’anni che ha. E pensare che una volta qui era tutto Semprini, visto che i passati confronti politico-elettorali su Sky erano stati sempre condotti dal giornalista romano, poi passato con scarsa fortuna tra le braccia di mamma Rai. Vitale non è Semprini e si vede. Se il secondo, infatti, usava il suo fare sornione per dominare i contendenti, il primo si affida al rigore professionale, all’autorevolezza data dal modo di essere e non dal modo di fare. Moderare un dibattito noioso come quello di mercoledì sera non era facile, anzi era ancora più difficile rispetto al passato. Quando il confronto è aspro, spigoloso, persino velenoso, il vigile urbano chiamato a dirigere il traffico in studio ha un compito paradossalmente più semplice, perché l’effetto televisivo è garantito. Ma quando in studio ci sono tre signori che per primi non credono a queste primarie, con Matteo Renzi che non vedeva l’ora di andar via da lì, Michele Emiliano che provava (inutilmente) a fare il fenomeno e Andrea Orlando che beh, faceva Andrea Orlando, serviva tutto lo stile siculo-british di Vitale per dare spessore all’evento. Il modo di condurre di Vitale è stato assai anglosassone, preciso e equidistante ma non soporifero stile vecchia Tribuna elettorale.

Certo, moderare un dibattito scandito da tempi fissi, turni, timer in sovrimpressione e applausi col bilancino non lascia certo molto spazio alla fantasia. Ma Fabio Vitale non è un fantasista e non deve esserlo. È un uomo che fa ordine a centrocampo ma che al contempo ha piedi buonissimi e ogni tanto si lancia in avanti per segnare qualche gol. È Nainggolan, è Khedira. Spesso, in partite mediocri, bloccate sullo zero a zero e senza uno straccio di bel gioco, sono proprio quelli come lui a risolvere. Ed è esattamente quello che è successo ieri sera, con buona pace di Renzi, Emiliano e Orlando.