Una tendenza a filosofeggiare o a tradurre in sociologia spicciola alcuni fenomeni criminali l’avevamo già verificata nel lungo prolegomeno, a firma Ingroia, che introduceva la richiesta di rinvio a giudizio degli imputati per la questione della famosa trattativa. Da oggi sappiamo che esiste anche una dimensione in cui il magistrato, nelle indagini, si fa opinionista. Quasi fosse un Crepet qualsiasi, l’uso del condizionale sostituisce la certezza del verbo declinato al presente, e in un crescendo di “forse”  seguiti “a mia opinione”,  il trionfo delle ipotesi accusatorie si concretizza anche con l’utilizzo, sintatticamente efficace, di frasi ipotetiche.

Parliamo di Carmelo Zuccaro, procuratore delle repubblica di Catania che, a capo di una indagine conoscitiva sulle Organizzazioni non governative che incrociano il mar Meditteraneo salvando vite umane, da ieri ha dato una improvvisa accelerazione alle titubanze degli italiani. Che ci dice l’indagine conoscitiva di Zuccaro? Che, forse, alcune ong hanno contatti diretti con i trafficanti di essere umani, posto che tale traffico fa guadagnare come la droga. E chi è coinvolto in tale traffico? Alcune organizzazioni non profit.

Di quali e di quante non si sa bene anche se,  per sottrazione, le più conosciute sembrano essere escluse dal mazzo dei sospetti. E le altre, sei o sette? Non si sa.

Detronizzato il senso di responsabilità che un alto funzionario dello Stato dovrebbe sempre tenere in debito conto, nel momento in cui sofferma il suo sguardo accusatorio su  un intero settore, improvvisamente un certo numero di ong si trovano coinvolte in ipotesi delittuose di particolare gravità e, per la loro immagine, di gigantesco danno.

Inchiodati da verbi al condizionale è avverbi come il famoso “forse” il piatto è servito anche con la personale opinione in merito al motivo di tali, eventuali, condotte infamanti: destabilizzare l’economia italiana. Come si arrivi a tale deduzione è difficile comprenderlo. Come, più in generale, l’economia italiana possa essere messa in ginocchio dagli sbarchi il procuratore non ce lo dice. Getta al volgo una frase e chi ha orecchie per intendere intenda.

Volendo utilizzare il celebre paradosso di Davigo sull’invitato a cena che tu vedi rubare l’argenteria, cosa che ti consiglia di non aspettare il terzo grado di giudizio ai fini di un secondo invito, in questo caso, apparentemente, non sappiamo chi sia stato a rubare l’argenteria per la semplice ragione che non sappiamo se è stata rubata, la famosa argenteria.

Ora per chiunque ha rispetto per la magistratura, per il ruolo e la delicatezza del mestiere di magistrato l’uscita di Zuccaro ha dell’incredibile. E tale incredulità è avvalorata da una ulteriore precisazione che il procuratore si sente in dovere di affermare: “Di prove si può parlare soltanto a fronte di conoscenze che possono essere utilizzate processualmente, e queste, al momento, mancano”.

E quindi? E quindi si deve prendere atto che, in questo caso, le normali ipotesi accusatorie che dovrebbero riguardare specifici soggetti, vuoi fisici vuoi giuridici, sono precedute dalle impressioni e dalle opinioni del procuratore di Catania che ne discetta come se si parlasse di letteratura, di gusti ed opinioni personali, della cucina di una grande chef.

Se così non fosse, e se esistessero fatti concreti che vanno oltre l’opinione del procuratore sarebbe cosa buona, giusta e urgente tirarli fuori dall’alveo dei forse e delle condizionali per indirizzare le indagini verso un piano lessicale di maggiore… certezza e non l’opinione personale. Quella lasciamola, appunto, a Crepet.