Levante, tesoro, ti abbiamo perdonato Assenzio, e Dio solo sa se ci è costato sacrificio farlo. Perché, diciamocelo apertamente, è una delle canzoni più brutte e sconclusionate che essere umano abbia avuto la sventura di ascoltare, figuriamoci di cantare. Ti abbiamo perdonato Assenzio perché l’abbiamo interpretato, credo molto correttamente, come un tuo tentativo di scrollarti di dosso quella patina indie che ha accompagnato il tuo percorso discografico fin qui. Tu che di indie, a dirla tutta, non hai nulla. Ti abbiamo perdonato Assenzio perché, per una serie di ragioni che, a rivederle oggi, hanno meno logica del calcio mercato messo in atto da Preziosi negli ultimi dieci anni. Si è iniziato a parlare di te come a una delle poche speranze non passate dai talent o da Sanremo negli ultimi anni, quando lo sanno tutti, tra addetti ai lavori, che non sei passata da Sanremo solo perché non ti hanno presa e se non fosse stato per Radio Deejay che ti ha passato Alfonso probabilmente dentro un talent ci saresti pure finita. Ti abbiamo perdonato Assenzio perché, in fondo, la tua Non me ne frega niente non era poi così male, e poteva lasciar intendere, forse intendere no, diciamo intuire, che qualcosa di interessante sarebbe pure potuto arrivare con il tuo album, nei confronti del quale si era creata un’attesa spasmodica, perché come si dice “in tempo di guerra ogni buca è trincea”.

Ti abbiamo perdonato Assenzio, ma Cristo santo, abbiamo sbagliato, perché Nel caos di stanze stupefacenti segni non ne lascia, se non quelli che ci autoprocuriamo mentre cerchiamo un modo per distrarci dalla noia, tagliandoci con lamette le braccia, torturandoci i capezzoli, perché, e qui sta il nocciolo della questione, tu, Levante, non solo non sei una cantautrice indie, come erroneamente ti hanno venduta per anni, ma probabilmente non sei neanche una cantautrice, in quanto stai fiorendo, giorno dopo giorno, come una perfetta instagramer. Anzi, la perfetta instagramer.

È sul social network dedicato alle fotografie, infatti, che Levante, concedetemi di non parlare più a lei ma a voi, lettori, si sta sempre di più imponendo, diventando non solo influencer, ma una vera e propria icona di un mondo fashion che le si addice molto di più di quanto non succeda, a livello di credibilità, con quello della cantautrice. Del resto, diciamolo, l’unica certezza di Nel caos di stanze stupefacenti è la copertina, che ce la mostra riversa a terra, a guardarsi in uno specchio, sensuale versione 2.0 della Alice lewiscarrolliana. Le canzoni, ascolto dopo ascolto, vanno svanendo, supportate da suoni leggeri, electropop e al tempo stesso tendenti al cantautorato, né carne né pesce, nei fatti, scelta che sulle prime è sembrata coraggiosa, ma che, all’ennesimo ascolto, sembra solo sbagliata, come di chi non sapendo come vestirsi per una serata, invece di optare per l’eleganza o per il casual, si veste semplicemente a cazzo di cane.

Fatta eccezione proprio per Non me ne frega niente, supportata da un buon ritornello che, con quei suonini lì, esce bene, per il resto, come accadeva ai ricordi felici in Inside/Out, le canzoni che compongono la tracklist spariscono a ogni passaggio, invisibili e intangibili. Rimane, invece, la Levante che si fa scatti con colori forti, le sue tazzine di caffè, la sua pancia tonica, forse troppo magra, i suoi dettagli delle stanze d’albergo, la sua faccia telegenica, le sue scarpe. Quelle, giorno dopo giorno, diventano più presenti, più calcate, più marcate. Del resto, facendo due conti in tasca alla stessa Levante, è evidente che è quello il suo core business, perché una settimana in top ten, oggi, non consentirebbe neanche di pagare una di quelle stanze d’albergo immortalate, siamo onesti. Allora, senza voler dare consigli radicali, Levante punti sempre più decisamente su questi aspetti, un po’ come sta facendo Fedez con la Ferragni. Chiaramente, lo sappiamo, ci toccherà sentire ancora per un po’ la Levante cantautrice indie prestata al pop, invenzione strampalata non si sa bene di chi. Portiamo pazienza e continuiamo a metterle tanti cuoricini su Instagram, almeno le aziende della moda, gli alberghi, i fabbricanti di scarpe continueranno a sponsorizzarla facendo di lei una instagramer di prima grandezza, troppo distratta dai social per continuare a cantare.