Nel 2013 aveva tagliato il rating dell’Italia da A- a BBB+. E quattro anni dopo Fitch taglia ulteriormente a ‘BBB’. Ma non solo: perché in una nota l’agenzia punta il dito contro l’attuale situazione politica del nostro Paese. “I rischi di governo debole o instabile sono aumentati – si legge in una nota – così come la possibilità di partiti populisti e euroscettici che influenzano la politica”. E, aggiunge, “un populismo in crescita può sminuire l’appetito politico per la riforma, aumentare la pressione per lo svuotamento fiscale e pesare sul sentiment degli investitori”.

Fitch stima che il pil dell’Italia crescerà dello 0,9% quest’anno e dell’1% nel 2018, il che porterebbe il prodotto interno lordo reale oltre il 5% sotto il livello del 2007. Numeri che evidenziano come come la Penisola cresca troppo poco. Criticità anche sul ritardo nel consolidamento dei conti: l’agenzia evidenzia infatti il “fallimento” sul fronte della riduzione dell’elevatissimo livello del debito pubblico. “Questo – continua – espone maggiormente il Paese a potenziali shock sfavorevoli”.

Inoltre “le debolezze delle banche” italiane aumentano i rischi al ribasso per l’economia e le finanze pubbliche. L’outlook per il settore bancario è “negativo” e questo è legato soprattutto alle sfide per ridurre i crediti deteriorati e la debole redditività. “Il persistente peggioramento fiscale dell’Italia, il ripiegamento del consolidamento, la debole crescita economica e la conseguente mancata riduzione dell’elevato livello del debito delle amministrazioni pubbliche hanno lasciato più esposizione ai potenziali shock avversi. Ciò è aggravato da un aumento del rischio politico e dalla debolezza continua del settore bancario che ha richiesto un intervento pubblico previsto in tre banche a partire da dicembre”.