Report? Molta gente non ha visto la nostra inchiesta, ha seguito l’onda della maionese impazzita, peraltro partita da un blog che ha scritto anche falsità. E tanti gli sono andati dietro, come alcuni giornalisti di alto livello che si sono schierati contro di noi. Questa è la cosa grave“. Sono le parole pronunciate ai microfoni di “Roma ogni giorno” (Radio Roma Capitale) da Sigfrido Ranucci, conduttore della trasmissione di Rai Tre “Report”, in merito alle polemiche sul servizio dedicato al vaccino contro il papilloma virus. “Abbiamo mostrato l’utilità e l’importanza del vaccino per l’Hpv” – spiega il giornalista – “abbiamo premesso che non era una inchiesta contro i vaccini, che rappresentano la scoperta più importante in tema di prevenzione negli ultimi 300 anni. Abbiamo parlato della farmacovigilanza e abbiamo anche precisato, al termine del servizio, che, anche se questi casi sono rarissimi, vanno trattati. Abbiamo sottolineato che, se davvero si volesse tappare la bocca a tutti questi movimenti contro l’utilizzo dei vaccini, bisognerebbe usare maggiore trasparenza e condurre una lotta alla corruzione. Credo che più di questo non potessimo dire”. E sottolinea: “Se ho sbagliato, mi assumo le mie responsabilità. La squadra di Report non c’entra nulla. Nessuno deve permettersi di mettere in discussione il lavoro di questa squadra eccezionale. Non ho mai messo in discussione l’utilità dei vaccini, perché sarebbe da sciocchi. Io stesso ho fatto vaccinare i miei figli“. Ranucci spiega con dovizia di dettagli la genesi dell’inchiesta: “Abbiamo visto come funziona la farmacovigilanza in Italia, senza sentire guru o stregoni, come ha accusato qualcuno, ma abbiamo consultato nell’ordine: Ema (L’Agenzia europea per i medicinali) nella sua massima rappresentanza, cioè nel capo dell’ufficio di valutazione dei farmaci; il professor Garattini, il più importante farmacologo italiano. Abbiamo chiesto una intervista al professor Scambia, ma all’ultimo momento ha declinato. Dal 2016 chiediamo una intervista al ministro Lorenzin circa la posizione di quel funzionario beccato con la mazzetta e poi promosso. Ma la Lorenzin non ci ha mai risposto. Abbiamo chiesto una intervista all’Istituto Superiore di Sanità, ma con noi non vogliono più parlare dopo una nostra inchiesta sui pacemaker. Abbiamo chiesto spiegazioni all’ISM e all’AIFA circa il fatto che i conti non tornavano e nessuno ci ha risposto“. Poi aggiunge: “Mi piacerebbe pensare che in un Paese dove c’è la libertà di informazione si possa parlare liberamente di vaccini, senza metterne in discussione l’utilità perché sarebbe da sciocchi e da talebani, e poter dire: ‘Attenzione, c’è un problema’. I dati che abbiamo riportato sono dell’Oms. Sul caso del vaccino Hpv ci sono più reazioni che in altri casi. Sono reazioni stimate nell’ordine dello 0,07%, ma, premesso che nessuno debba sentirsi abbandonato, uno Stato forte, una informazione forte, un servizio sanitario forte non fa sentire abbandonato nessuno. Anche io sono coi medici, come ha detto qualcuno, ma sto anche coi malati. Inoltre, in Italia ci sono 600 persone l’anno che sono pensionate dallo Stato con decreto Lorenzin perché hanno avuto conseguenze dai vaccini. Ma questo non significa che non bisogna vaccinarsi, i vantaggi sono superiori agli svantaggi. Ma se c’è un problema, vogliamo capire cosa c’è alla base? Possiamo fare uno scatto nel paradigma dell’informazione?”. Circa l’opportunità della messa in onda del servizio, Ranucci spiega: “Delle cose vengono decise molto tempo prima, non è facile spostare  una inchiesta a seconda delle opportunità. A Report non abbiamo mai ragionato su opportunità di questo tipo. E se dovessimo cominciare a farlo, sarebbe il fallimento dell’informazione libera”