Che i testi delle canzoni dei grandi cantautori italiani fossero già stati indicati, a più riprese e da più parti, come meritevoli di attenzioni accademiche è cosa alquanto nota, come, al contempo, più che noto è il Nobel per la Letteratura assegnato a uno dei simboli del cantautorato americano e mondiale, Bob Dylan. Oggi però giunge una vera e propria tesi di dottorato a cancellare ogni residuo dubbio circa la validità poetico-letteraria dei versi scritti da alcuni dei più noti e importanti musicisti di casa nostra, a partire da De Andrè e proseguendo con Guccini, Dalla, Battiato, De Gregori, Vecchioni, Graziani e diversi altri.

Il lavoro di ricerca, condotto per l’Università di Tor Vergata sotto la guida dei Prof. Nicola Giambattista Longo e Fabio Pierangeli e discusso lo scorso 22 febbraio, è di Paolo Talanca, blogger e critico musicale già autore del libro Ivan Graziani, il primo cantautore rock edito lo scorso anno da Crac Edizioni: “L’ipotesi di lavoro della presente indagine – si legge nell’introduzione alla sua tesi di dottorato – vuole arrivare a stilare un canone della canzone d’autore italiana come espressione letteraria, capace di dar vita a una propria letteratura autonomamente intesa”.

Un traguardo, quello dichiarato dall’autore della ricerca nella sua introduzione, che trova sistemazione all’interno di macro periodi temporali pronti a ospitare i vari protagonisti e le varie poetiche oggetto del lavoro. Si va dunque da un “periodo novo”, comprendente autori come Modugno, De Andrè, Paoli, Tenco ed Endrigo, fino a un’“età applicativa” gremita di volti tra i più recenti e interessanti del panorama musicale italiano: Fabi, Cristicchi, Consoli e Bersani sono solo alcuni fra i protagonisti di quest’ultima stagione.

Fra i due poli temporali estremi del lavoro di ricerca di Talanca si stagliano poi altri due periodi: quello “aureo”, laddove figurano nomi come quelli di Guccini, Vecchioni, Ciampi e Bennato, e quello “maturo”, con autori come De Gregori, Battiato, Conte, Gaetano, Baglioni e Daniele. Una tesi di dottorato, quella di Talanca, attraverso cui prendere non solo coscienza dell’alto valore artistico, dunque anche accademico, di decine, centinaia, migliaia di canzoni che da ormai decenni e decenni costellano le vite di ognuno di noi, ma anche dell’oggettiva supremazia che la parte letteraria dei lavori dei summenzionati autori pretende, il più delle volte e salvo eccezioni, di vantare su quella prettamente musicale.

Una supremazia già ratificata, in ambito cantautorale, con il celebre Nobel per la Letteratura assegnato a Bob Dylan e che Talanca, il cui lavoro di ricerca inizia anni prima del premio conferito all’autore di Blowin’ in the Wind e Knockin’ on Heaven’s Door, attraverso la sua tesi di dottorato giunge ulteriormente e implicitamente a sancire. “Il movente principale – dichiara Talanca a ilfattoquotidiano.it – è stata l’idea che la canzone sia ormai una forma d’espressione degna di essere insegnata a scuola nelle ore di letteratura. Per farlo, come è successo negli anni per ogni forma d’arte, c’è bisogno che i critici facciano proposte su quale sia il canone di autori e di opere che possano fare scuola”.

Quello di Talanca, in attesa di divenire un vero e proprio volume reperibile nelle librerie di tutta Italia, si prefigura dunque come il primo vero passo verso una vera e propria antologia scolastica: “Io insegno letteratura alle scuole medie e superiori – afferma ancora Talanca – e i ragazzi sono felicemente coinvolti quando a Petrarca si affianca Battiato o, a Boccaccio, De André. Danno pareri, fanno confronti, si scambiano opinioni, sempre senza perdere di vista l’idea di considerare la canzone come forma artistica autonoma, orizzontale, popular”.

Non resta che augurarsi che il processo di canonizzazione della canzone d’autore italiana possa affermarsi sempre più, in un tempo, quello presente, e in un luogo, il Belpaese, che di forme artistiche autonome, indipendenti e soprattutto identitarie ne avrebbe non poco bisogno.