In questi giorni  a Torino è in corso una mostra allestita in quello splendido ambiente che è il Parco di arte vivente (Pav) che vale la pena di andare a vedere. S’intitola La macchina estrattiva ed è un evento multimediale che ci accompagna all’interno della “fase estrattiva”, come viene definita da alcuni. Cosa s’intende con “fase estrattiva”? S’intende il capitalismo più brutale che estrae dalla natura, ma anche dall’uomo stesso tutte le possibili risorse, incurante delle conseguenze che ne possano derivare.

In particolare, la mostra analizza le conseguenze climatiche con un bell’allestimento (La tempesta perfetta) dell’artista Piero Gilardi che mima un tornado sulla persona che sale sopra un tapis roulant. Un evento climatico estremo sempre più frequente. Il tema dei mutamenti climatici viene ripreso dal documentario del 2013 della regista svizzera Ursula Biemann Deep Weather che contrappone il disastro ambientale causato dall’estrazione delle sabbie bituminose dell’Alberta, con relativa lesione del diritto alla vita degli indigeni nativi canadesi, alla ciclopica opera di contenimento del livello delle acque da parte delle popolazioni del Bangladesh. Il messaggio è chiaro: tutto è interconnesso sulla madre Terra. E ricorda il titolo della famosa conferenza del 1972 tenuta da Edward Lorenz: “Può, il batter d’ali di una farfalla in Brasile, provocare un tornado in Texas?”

Sempre della Biemann, lo splendido documentario del 2015 Forest Law che nasce da una ricerca condotta percorrendo i territori della frontiera petrolifera e mineraria dell’Amazzonia ecuadoregna, una delle regioni della Terra più ricche in termini di biodiversità e varietà di specie minerali, dove appunto l’attività estrattiva rischia di alterare per sempre gli equilibri fra i nativi e l’ambiente naturale da essi abitato.

Il filmato, raccogliendo appunto le testimonianze della popolazione indigena, si addentra nella tematica del riconoscimento dei diritti della natura. E per caso si collega ipoteticamente con l’iniziativa lanciata proprio quest’anno da Nature’s rights, la rete europea di Ong, esperti ed attivisti guidata da Mumta Ito, per il riconoscimento giuridico dei diritti della natura. Parlare di diritti della natura significa riconoscere che la natura gode dei principi giuridici uguali a quelli degli esseri umani. Significa riconoscere che i nostri ecosistemi – alberi, oceani, animali, fiumi, laghi, montagne – sono vivi, interconnessi e tutelati da norme inviolabili, come il diritto di esistere, durare, mantenersi e rigenerare i propri cicli vitali.

La mostra si completa con altri filmati, sulle lotte di attivisti ambientali contro il fracking, l’estrazione di petrolio o di carbone in tutto il mondo, con manichini emblematici, disegni e stampe. L’impressione finale che se ne ricava è che scavando, scavando, si stia raschiando il fondo del classico barile.

La mostra rimarrà aperta fino al 4 giugno. Visitarla è d’obbligo.