Quel viaggio in aereo se lo ricorderà a lungo, schiacciato nel suo sedile, accanto un passeggero debordante, un marcantonio che occupava lo spazio vitale, toglieva l’aria, lo costringeva a restare rannicchiato senza alcuna comodità. E non si trattava di un volo breve, più di nove ore, il tempo necessario per raggiungere Città del Capo partendo dall’aeroporto “Marco Polo” di Venezia. Il viaggiatore che si è trovato nell’incomoda situazione è l’avvocato padovano Giorgio Destro che si è rivolto perfino al tribunale, dopo aver cercato inutilmente di avere un risarcimento del biglietto dalla compagnia aerea. Ma ha perso la causa.

Tutto comincia il 2 luglio 2016 quando il professionista sale su un volo della compagnia Emirates che si fregia, nella pubblicità, di avere una “Economy Class che non scende a compromessi”. Evidentemente il creativo che ha studiato quella campagna promozionale non aveva fatto i conti con il passeggero che aveva il posto accanto a quello dell’avvocato Destro. Con in tasca il suo biglietto pagato 759,51 euro Destro era consapevole di avere davanti a sé un viaggio lungo, ma non era preparato all’incomoda presenza. Prima la protesta con gli addetti dell’aereo con tanto di comprensione per la scomoda situazione. Ma sul volo non c’erano altri posti disponibili, salvo quando le hostess erano impegnate in servizi di assistenza ai passeggeri, per occupare uno dei loro sedili momentaneamente disponbili. Così, quando è tornato in Italia, l’uomo ha chiesto un risarcimento di 2759,51 euro. Ma non lo ha ottenuto, anzi ha dovuto pagare le spese legali alla compagnia aerea, 700 euro più Iva.

E’ stato il giudice di pace Renata Zaffanella a emettere la sentenza, basata sulla considerazione che “il mero disagio o fastidio non costituisce un danno risarcibile”. Nel caso di specie, “si è trattato di un disagio del tutto tollerabile e marginale”. Il magistrato ha fatto anche riferimento all’esistenza di una “soglia minima di tollerabilità, fondata sul dovere di solidarietà”. Insomma, la compagnia non è tenuta a conoscere in anticipo la stazza dei passeggeri e il viaggio è avvenuto regolarmente, nel rispetto dell’orario. La compagnia, in definitiva, ha portato a termine il servizio per cui era stata pagata. La sentenza non ha, ovviamente, convinto l’avvocato che presenterà appello.