Sono passati esattamente tre mesi dalla tragedia dell’Hotel Rigopiano: era il pomeriggio del 18 gennaio quando una valanga travolse l’albergo e tutti coloro che si trovavano al suo interno, 28 ospiti – tra cui quattro bambini – e 12 dipendenti. I soccorritori riuscirono a estrarre vive 11 persone, compresi tutti i bambini. In quelle due settimane in cui i parenti dei dispersi aspettavano notizie sui loro cari ancora intrappolati, anche Nicola ed Elia Caporale, 25 e 21 anni, hanno sperato di poter riabbracciare i loro genitori, “invece abbiamo riavuto solo i loro corpi”, raccontano a La Repubblica.

“A volte ci tremano ancora le gambe – ammettono i due fratelli – ma abbiamo fatto la cosa giusta: abbiamo continuato il loro sogno“. Un mese e mezzo prima di morire, Luciano e Silvana avevano inaugurato la nuova sede del loro negozio, “Luciano&Silvana 2.0” trasferendosi dalla sede storica. “Abbiamo fatto una società per gestire il negozio insieme”, racconta Nicola, mentre Elia precisa di essere lui il vero gestore del negozio, perché suo fratello maggiore sta completando gli studi in ingegneria edile ad Ancona. “Deve fare quello che avevano deciso con mamma e papà: studiare“, spiega il 21enne. Nicola va a dare una mano ogni volta che lo studio glielo permette, “ma a lui al massimo facciamo dare una pulita per terra”, scherza il fratello minore, che può contare anche su quattro dipendenti.

“Ho capito realmente quello che stavo facendo – spiega Elia – quando un nostro cliente mi ha guardato nello specchio e mi ha detto: è la prima volta in 23 anni che mi faccio tagliare i capelli da qualcuno che non sia tuo padre”. È stata un’impresa, ma “tra l’affetto dei vecchi clienti, che sono tutti rimasti, e la solidarietà di tanta gente colpita dalla tragedia di papà e mamma, abbiamo aumentato i clienti e stiamo andando alla grande”. E avere guadagni fissi è importante, perché devono ancora finire di pagare il nuovo negozio, “ma per fortuna le cose si sono messe bene e ora ci sentiamo abbastanza tranquilli“.

I clienti spesso “vorrebbero parlare di mamma e papà, di quello che è successo”, racconta Elia. “Si aspettano di trovare i figli distrutti dal dolore, ma io inizio a scherzare e li spiazzo. Non accetto di guardare indietro, mamma e papà sono morti e io adesso devo andare avanti: dopo un po’ capiscono, anche se qualche volta sparo una battutaccia e ci rimangono così male che poi li devo pure consolare”.