Ingenti “danni strutturali agli edifici”, con gravissime conseguenze su una vasta zona della Capitale. È ciò che succederebbe se la “madre di tutte le bombesganciata giovedì dalle forze armate statunitensi in Afghanistan colpisse Roma. Parola del simulatore online HYDESim (High-Yield Detonation Effects Simulator), che permette di bombardare virtualmente un punto qualsiasi della Terra e vedere su Google Maps i suoi effetti, nello specifico l’ampiezza dell’area rasa al suolo dalla detonazione. Non si tratta tuttavia di pronostici certi, perché il sito non tiene conto di fattori come tipo di terreno, densità urbana e condizioni meteorologiche, e si limita a riferire i danni urbani senza alcuna menzione di quelli ambientali.

La bomba GBU-43 Moab è soprannominata “Mother of all bombs” (l’acronimo in realtà sta per Massive ordnance air blast) per la sua devastante portata: 11 tonnellate di tritolo in grado di distruggere qualsiasi cosa nel raggio di centinaia di metri e che la rendono l’ordigno non nucleare più potente nell’arsenale Usa. Sganciata sul distretto di Achin della provincia di Nangarhar, il portavoce del governo provinciale Ataullah Khogyani ha reso noto che la super bomba ha causato la morte di 82 militanti Isis nascosti nei tunnel della zona. Shah Hussain Murtazawi, portavoce della presidenza afghana, sostiene inoltre che tra i combattenti uccisi c’è anche un comandante locale dell’Is, Siddiq Yar. I soldati del sedicente Stato Islamico che usano i tunnel colpiti nell’operazione “sono arrivati dal Pakistan e perseguitavano la popolazione della zona”, ha aggiunto Murtazawi. Eppure la milizia smentisce tutto: l’agenzia di stampa Amaq, vicina ai terroristi, rivela che l’Is nega che il bombardamento abbia provocato “morti o feriti” tra le sue fila.

Il lancio dell’ordigno contro la roccaforte dell’Isis non è stato una mossa politica, ma è stato influenzato “solo dalla nostra determinazione di sconfiggere questo gruppo nel 2017″, ha inoltre dichiarato il generale John Nicholson, comandante della Missione Resolute Support della Nato e delle Forze americane in Afghanistan. Smentendo che si sia trattato di un monito alla Corea del Nord o alla Russia (impegnata in una Conferenza sull’Afghanistan a Mosca, alla quale gli Usa non hanno partecipato nonostante gli inviti del Cremlino), l’alto ufficiale ha sottolineato in una conferenza stampa a Kabul che “nell’ultimo anno siamo stati impegnati in operazioni contro l’Isis” e che “ora, dal punto di vista tattico, era il momento giusto per lanciare la bomba”. Ha inoltre spiegato che la sua decisione di usare la super bomba è stata presa in contatto con le autorità a Washington: “È stata l’arma giusta per l’obiettivo giusto”, ha affermato.

“La madre di tutte le bombe non spaventa i russi”, ci tiene però a specificare Rt Russia. “Noi ne abbiamo una ancora più potente: gli americani avrebbero molta più paura del nostro ‘padre‘”. Il Moscow Times precisa inoltre che la super bomba in questione ha una potenza equivalente a 44 tonnellate di tritolo contro le 11 di quella Usa, e un raggio di distruzione maggiore, oltre a essere più leggera. È anche più recente, essendo stata progettata soltanto nel 2007 (la GBU-43 risale al 2002). Ma, al contrario della Moab americana, non è mai stata usata in guerra.