I quattro cittadini vicini al M5S che avevano portato in tribunale la questione della presunta ineleggibilità di Giuseppe Sala dovranno rimborsargli tutte le spese legali. Il sindaco di Milano non ha infatti alcuna intenzione di rinunciare ai loro versamenti. “Credo sia veramente ingiusto che venga attivata la giustizia su cause così illogiche e poi pagano tutti i cittadini i costi della giustizia. Quindi è giusto che paghino”, ha detto Sala ai giornalisti che gli chiedevano un commento sull’appello lanciato dal deputato dei Cinque stelle Manlio Di Stefano per una raccolta fondi in aiuto dei quattro simpatizzanti che dovranno sborsare 20mila euro tra quanto dovuto allo stesso Sala e quanto dovuto al comune. “Se hanno chiesto aiuto – ha continuato il sindaco – sono problemi loro, però io certamente chiederò i soldi”.

La vicenda parte dalla firma da parte di Sala di alcuni documenti relativi ad Expo dopo le sue dimissioni da commissario unico, carica incompatibile con quella di sindaco di Milano. Secondo il M5S tali firme rendevano inefficaci le sue dimissioni, tra l’altro recepite in ritardo da Palazzo Chigi, e quindi Sala era incandidabile e ineleggibile come primo cittadino. Una tesi analoga era stata sostenuta in campagna elettorale dal radicale Marco Cappato, che aveva messo in campo l’ipotesi di un’azione giudiziaria da avviare dopo le elezioni, proposito non più seguito anche in virtù di un’alleanza stretta al ballottaggio con il centrosinistra e dell’ingresso nella giunta Sala di Lorenzo Lipparini. Il M5S aveva invece presentato già prima del voto un ricorso al Tar, che lo aveva giudicato inammissibile. Mentre dopo la vittoria di Sala la vicenda era stata portata in tribunale con due diverse azioni. La prima era stata rigettata dal giudice, che aveva sancito la candidabilità e l’eleggibilità di Sala. La seconda, su iniziativa di quattro simpatizzanti del M5S, era stata giudicata inammissibile. I quattro attivisti erano stati condannati anche a risarcire le spese legali sostenute dallo stesso Sala e dal Comune di Milano, per un totale di 20mila euro.

Di qui l’appello lanciato tre giorni fa su Facebook da Di Stefano: “Non entriamo nel merito della pronuncia ma crediamo che i cittadini debbano essere liberi di rivolgersi alla magistratura per accertare la legittimità di decisioni di interesse comune, senza rischiare per questo di essere condannati a pagare decine di migliaia di euro. Per questo riteniamo quindi che sia giusto aiutare questi cittadini a estinguere il debito. Chiediamo a tutti voi di contribuire con una donazione, perché pensiamo che anche questo significhi essere comunità”. Un post che ha subito provocato la reazione del segretario metropolitano del Pd di Milano Pietro Bussolati: “Ridicola l’ultima trovata targata cinque stelle: una raccolta fondi per finanziare i ricorsi persi. Perché invece di chiedere soldi ai cittadini non li chiedono ai loro consiglieri regionali e parlamentari, o meglio a Grillo? Al di là dell’infondatezza formale della proposta, fa davvero ridere che dopo aver ingolfato il tribunale con un ricorso inutile e strumentale, chiedano ai cittadini di pagare le loro battaglie giustizialiste e forcaiole”. Qualche critica è arrivata a Di Stefano anche sulla sua bacheca. Tanto che lui oggi è tornato sul suo appello: “Nessuno ha preteso nulla, si è chiesta una mano volontaria a chi voleva darla. La cosa che mi fa sorridere sono i soliti troll che si sono divertiti con le loro battute ‘pagateli voi’ o ‘fateli pagare a Grillo’. Simpatici, davvero. Come gli stolti per strada che mentre urlano ad un passante si lasciano sfilare il portafogli dal ladro”. Sul risultato della raccolta fondi si vedrà. Dal canto suo, Sala non ha alcuna intenzione di rinunciare al rimborso.

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